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Pubblicato in missioni, News, Progetto

Foto ragazzo Colombia

COLOMBIA: BAMBINI CHE NON HANNO AVUTO UN’INFANZIA

 

 

 

 

 

LA STORIA DI VERÚ

Verú ricorda che da piccolo andò a vivere con il fratello. Questa unione familiare terminò quando uno dei due fu condotto in un'altra casa. Anni dopo, però si rincontrarono e, affascinati dall’uniforme, dai soldi, dalle armi e dal desiderio di potere entrarono a far parte delle FARC. Furono anni di preparazione e formazione molto duri, caratterizzati spesso dal digiuno, dalla mancanza di affetto, dal dolore, dalla disciplina e dai combattimenti. Il fratello maggiore di Verù era uno spirito libero che non amava sottostare alle regole. Pertanto, dopo esser stato ripreso diverse volte, fu fucilato. Verù ricorda di aver abbracciato il fratello prima che venisse ucciso dagli stessi compagni. 
Durante la formazione seguente il comandante diede notizia della morte di mio fratello e tutti mi guardarono stupiti sapendo che esisteva un nesso parentale tra noi. Quel giorno per me segnò l’inizio di un cambiamento e capii che non aveva più senso restare lì”.
La sua vita cambiò in seguito alla decisione di andarsene e, dopo un lungo viaggio tra le montagne caratterizzato dal la fame, giunse a un centro abitato e, con l’aiuto di una squadra di militari, entrò nel centro salesiano di Medellín in Colombia.  Verù è il protagonista della sua storia e ha iniziato a contagiare con la sua esperienza la gente che vive nel paese. 

Verù studia attualmente presso il centro salesiano di Medellin e svolge un tirocinio in un’azienda metalmeccanica. E’ molto contento della sua nuova vita e quando racconta il suo passato si avverte che questo costituisce per lui ancora un vivo ricordo. A 14 anni non sapeva ancora né leggere né scrivere: ora ha 18 anni ed è all’ultimo anno di corso. Sogna una vita serena e stabile, una famiglia e un lavoro. 

 

LA STORIA DI TERESA

La sua relazione di odio/amore con la FARC ha avuto inizio all’età di 8 anni: “Mia mamma mi ha  abbandonata e la zia che mi ha preso in affido mi sfruttava. In più il marito abusava di me”.
Teresa si ricorda del giorno in cui giunsero a casa sua dei guerriglieri. “Sono stati nei dintorni per una settimana. Non avevo paura a parlare con loro, anzi mi trattavano bene. Ho quindi deciso di dire loro che mi sarei arruolata”.
“Dato che ero molto giovane, il comandante si oppose. Una signora decise però di prendermi sotto la sua custodia e quindi fui accettata. Di notte presi alcune cose che potevano servirmi e nessuno si accorse che stavo fuggendo”.
“Nel bosco ho imparato a fare di tutto, ma mi occupavo soprattutto di andare a fare la spesa e di trasportarla via fiume fino al confine con l’Equador”.

Un giorno Teresa si rese conto che la signora che la aveva aiutata a scappare di casa era fuggita. “Mi dissero che mi avrebbero sicuramente uccisa dato che credevano sapessi dove si trovava. Mentre stavo bevendo una birra con alcuni amici arrivarono quattro signori. Andai in bagno e sentii che dicevano che mi avrebbero uccisa”.   “Saltai giù dalla finestra e giunsi al fiume. Andai il più possibile sott’acqua mentre loro continuavano a sparare. Vidi un pullman e corsi a prenderlo, notando che mi avevano ferito a un piede. Mi tolsi la camicia nera che indossavo e la strinsi forte intorno a quest’ultimo”.   “L’autista non voleva fermarsi, ma poi si decise ad aiutarmi. Gli dissi che correvo perché c’erano delle persone che mi stavano seguendo. L’uomo mise in moto e mi disse che una volta giunti al terminal, mi avrebbe portato in ospedale. Dissi che ero una sua parente e mi diedero 14 punti al piede”.
Teresa ha capito cosa vuole fare nella vita grazie alla signora che l’ha aiutata a scappare e che l’ha obbligata, senza volerlo, a salvarsi la vita. 

Poco dopo entrai a Ciudad Don Bosco e iniziai a studiare. Attualmente ho superato tutti gli esami, ho frequentato laboratori e l’anno prossimo desidero andare all’università. Sono in contatto con la signora che mi ha aiutato perché è come una seconda madre per me. Non ci siamo ancora riviste, ma ci rincontreremo di sicuro. Lo desidero profondamente”. Entrambe hanno in comune le ferite della fuga: Teresa ha una cicatrice sul piede e la signora ha 120 punti in tutto il corpo (è stata pugnalata). Sono sopravvissute al dolore e lottano per il loro futuro, sperando che la pace si radichi presto nel paese. Teresa ha abbandonato le armi, lasciando spazio alla formazione e al desiderio di continuare a studiare. 

Scopri le storie di chi è appena arrivato a Ciudad Don Bosco e ha ancora tanta strada da fare

 

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