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Pubblicato in News, diario di viaggio, viaggio missionario

Ragazzi del Centro Professionale di Cordoba

Argentina: il viaggio da Buenos Aires a Rosario, passando per Cordoba

 

 

 

 

 

L'Argentina è una terra grande, bella e varia; siamo passati dalla capitale Buenos Aires a Cordoba, e da qui in auto ci siamo sposati fino a Rosario, sul fiume Parana'. Cordoba e Rosario sono grandi città che sfiorano i due milioni di abitanti ciascuna. Hanno un bel centro storico di impianto coloniale e poi uno sviluppo continuo di quartieri - barrios - che dal centro si dilatano a cerchi concentrici verso le periferie. Nelle grandi città argentine sono evidenti tre categorie di quartieri: quelli eleganti, di chiara impronta europea, dove le case, i palazzi, le strade, i giardini sono curati, puliti, signorili.

Ci sono poi i quartieri popolari in cui i palazzi sono grigi, squadrati e po' scrostati. Le case singole sono piccole e basse, tutte accostate una all'altra. I marciapiedi a volte hanno i tombini senza il coperchio, l'asfalto della strada è rattoppato. Si percepisce di essere non essere più al centro, ma comunque la vita dei suoi abitanti è pur sempre dignitosa anche se povera.

Poi, voltato l'angolo, o superata una linea ferroviaria, oppure passato un ponte, si aprono scenari apocalittici di baracche e case fatte con materiale di recupero, dove intere famiglie vivono ammassate in una unica stanza. L'asfalto non esiste più perché le vie non ci sono. Si cammina, tra cumuli di rifiuti, su terra battuta che diventa polverosa quando è secco e un fiume di fango quando piove. Gli allacciamenti alla corrente elettrica sono fatti con fili volanti che penzolano ovunque. I tubi dell'acqua potabile, quando c'è nelle case, scorrono a terra bene in vista. Attraversando questi quartieri, ovviamente accompagnati da un salesiano del posto perché andarci da soli è troppo pericoloso e si rischia di non uscirne più anche solo per il fatto che sono un labirinto di vicoletti e passaggi stretti, dalle porte delle case esce musica a tutto volume. E poi escono bambini, tanti bambini.

Mi chiedo cosa possa pensare un bambino o un ragazzo che nasce e cresce in un luogo simile quando, spostandosi di solo qualche isolato, si rende conto la vita può essere vissuta anche in contesti ben diversi e... più umani! Mi chiedo: perché loro e non io? Quale merito o premio mi sono meritato per essere nato nella dolce campagna della marca trevigiana e loro invece quale colpa stanno espiando per dover vivere in un simile luogo? Evidentemente non è questione di meriti o colpe! Certo è che chi ha avuto di più deve condividerlo con chi ha di meno. Ed è per questo che noi salesiani siamo presenti anche in Argentina fra questa gente. 

A Cordoba e a Rosario i salesiani hanno grandi scuole e belle chiese nel centro delle due città, perché sono opere costruite ad inizio del Novecento quando quei posti erano periferia ed ora invece sono nei quartieri ricchi. Ma non ci siamo fermati e adattati allo scorrere del tempo che dalla periferia ci ha portati al centro senza che noi facessimo nulla per raggiungerlo. Man mano che le città sono cresciute abbiamo costruito nuove e grandi opere nei barrios di periferia con scuola dell'infanzia, scuole primaria e secondaria, parrocchia, oratorio festivo e centri di formazione professionale. Così sono le opere di Sant'Antonio da Padova a Cordoba e San Domenico Savio a Rosario.

Ed ancora non basta. Perché oggi vicino a questi enormi quartieri popolari ci sono quei barrios-villas, con la gente che vive nelle baracche fatte di lamiera, mattoni e cartone. In entrambe le città i salesiani i si sono fatti carico di una presenza anche fra i più poveri, avviando anche qui esperienze di animazione giovanile, brevi corsi di formazione professionale, mensa per i poveri...

Nell'opera Sant'Antonio di Padova a Cordoba abbiamo conosciuto Juan Pablo, un giovane con un sorriso timido - di 28 anni, che non dimostra affatto - che coordina un lavoro straordinario. È responsabile del centro di formazione professionale frequentato da 400 persone (giovani e adulti disoccupati) che cercano di raggiungere una professionalità in grado di inserirli nel mondo del lavoro. I corsi sono del tutto gratuiti affinché nessuno possa dire che non ha avuto almeno una occasione per farcela. Oltre alla formazione professionale, Juan Pablo è anche il direttore dell'oratorio che durante la settimana è aperto ai ragazzi del doposcuola e nei fine settimana con le attività ricreative  e dei gruppi formativi. Proprio con i ragazzi dei gruppi formativi va anche nel barrio-villa, fra i gitani e i più poveri per fare animazione di strada, coinvolgendo i ragazzi in quello che a loro piace: sport, clownerie, numeri acrobatici da circo.... Sono le occasioni per un contatto, la conoscenza delle persone e la confidenza, che porta ad aprire il cuore e venire a conoscenza delle povertà personali, dei drammi familiari.

Grazie Juan Pablo, perché come il nostro padre Don Bosco, sai trovare le modalità per fare il primo passo ed avvicinare gli ultimi, i più sfortunati, e sai coinvolgere i ragazzi dei gruppi dell'oratorio in questa bella opera di carità.

Giampietro Pettenon

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