Cosa vuol dire essere mamme coraggio ai tempi del Coronavirus?

Mamme africane mamme coraggio al tempo del covid-19

Temo l’ecatombe perché non abbiamo i mezzi per combatterlo e perché gli africani sono costretti a uscire di casa per procurarsi il cibo. A differenza di altri luoghi, qui il Coronavirus si accanirà soprattutto contro le donne, perché nei pochi ospedali disponibili, le contagiate ci andranno da sole e nessuno si occuperà di loro.

Le parole del medico Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace nel 2018, in riconoscimento del suo lavoro sul trattamento delle vittime di violenza sessuale, descrivono in maniera efficace la diffusione della pandemia nella Repubblica Democratica del Congo.
In particolare a Bukavu, diventata tristemente nota a causa del Conflitto del Kivu del 2004, gli abusi sessuali e le numerose vittime fra i civili, la situazione sta diventando molto complessa. Scuole, chiese, mercati, frontiere sono chiuse, tutta la popolazione è invitata a stare in casa e a uscire solo per estrema necessità. Misure restrittive che abbiamo vissuto e stiamo vivendo anche noi in Italia, ma che hanno delle conseguenze catastrofiche in uno dei Paesi più poveri del mondo.

Migliaia di famiglie vivono giorno per giorno, mangiano la sera perché la madre ha potuto vendere qualcosa al mercato. Con i mercati chiusi le madri come possono dar da mangiare ai loro figli? I mercati aperti le esporrebbero invece al contagio, in questo caso chi si occuperebbe delle famiglie? Queste madri si trovano di fronte a una tragica scelta: morire di Coronavirus o morire di fame, una terribile condanna a morte.

Alcune di queste famiglie fanno parte da due anni dei Gruppi AVEC (Association Villa-Geoise d’Epargne et Crédit), grazie al sostegno del Centro Don Bosco di Bukavu (CDB), questi gruppi hanno l’obiettivo di aiutare le mamme vulnerabili, per sostenere le loro famiglie e le spese per la scuola dei loro figli.

Il sistema di risparmio dei Gruppi Avec si è rivelato un programma molto efficace. I membri, principalmente donne, “mamme coraggio”, come le chiama Don Pietro Gavioli, missionario in Congo da oltre 30 anni, hanno il compito di versare ogni settimana 1.000 FC (€0,60 ca) in un fondo. Tutti i membri possono chiedere un credito (da rimborsare con l’interesse del 10%) per avviare o rafforzare un’attività generatrice di reddito (AGR) e alla fine dell’anno, il capitale viene ridistribuito in proporzione dei loro risparmi.

Ad oggi per ogni 1.000 FC versati, le mamme coraggio ne hanno ricevuti 1.700. Un programma che ha permesso alle donne di aiutarsi a vicenda per sostenere le loro attività come la piccola attività di sartoria o la vendita di generi alimentari nei mercati cittadini.

In quest’ultimo periodo, a causa della diffusione del Coronavirus e delle restrizioni messe in atto dal Governo, per le donne e gli uomini degli AVEC portare avanti le loro attività è sempre più complesso. Come per Cikuru, madre di 7 figli, dopo essere stata abbandonata dal marito, è tornata a vivere dai suoi genitori perché non era in grado di pagare l’affitto. Cikuru vende sacchi di farina al mercato di Muhanzi, ma non sa se potrà continuare a lavorare data la situazione di emergenza. Non riuscire a poter vendere il minimo indispensabile per garantire il sostentamento della sua famiglia è una rovina.

Purtroppo la storia di Cikuru assomiglia a molte altre storie, alcune ancora più tragiche come quella di Nsimire, madre di 10 figli, 4 maschi e 6 femmine, di cui solo uno va a scuola, attraverso il suo lavoro, la pulizia dei bagni pubblici in città, cerca di mantenere da sola la sua famiglia perché suo marito ha perso il lavoro, prima si occupava di trasportare le merci. Nsimire non riuscendo a guadagnare abbastanza per nutrire i suoi bambini ha deciso di avviare un’altra attività, la vendita di vestiti di seconda mano, ma anche lei da un mese non sa più come fare e chiede aiuto immediato.

Le mamme coraggio di Bukavu hanno bisogno di aiuto, stai vicino alle loro famiglie nella battaglia contro questa pandemia devastante, se puoi, sostieni la missione di Don Pietro Gavioli attraverso il fondo Emergenza Covid-19.

Codice progetto Emergenza Covid-19: 24858

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