Da sempre vicini ai salesiani per una nuova partenza

152ma spedizione missionaria

“Vedendo i 23 nuovi missionari che fanno parte della 152° Spedizione Missionaria Salesiana, si può dire che stiamo vivendo una grande gioia e ringraziamo il Signore per questo grande dono. Sappiamo che non è per niente facile, in particolare negli ultimi due anni, decidere di partire come missionario ad gentes e, dover spesso aspettare molti mesi prima di poter partire veramente”, così afferma don Pavel Ženíšek, salesiano, membro del Settore per le Missioni, ad ANS (Agenzia Info Salesiana).

Questa domenica, 21 novembre, nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino vivremo tutti insieme l’emozione di una nuova partenza missionaria, un appuntamento imperdibile per tutta la famiglia salesiana. Ogni anno è una gioia condividere con i nostri benefattori il giorno di una nuova spedizione missionaria.

Per rendere omaggio alla prima spedizione, benedetta proprio da Don Bosco l’11 novembre 1875, quest’anno la partenza è stata posticipata a novembre e avrà una piccola rappresentanza dei missionari che partiranno per le missioni, verso diverse destinazioni, dal Mozambico al Brasile, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Bolivia, dal Sudan all’Argentina.

Un evento che si ripete ogni anno dal lontano 11 novembre 1875, anno in cui don Cagliero e i primissimi dieci missionari salesiani partirono per le prime terre lontane. I primi Figli di Don Bosco piemontesi si trovarono ad attraversare l’oceano, conoscendo poco o nulla delle popolazioni che avrebbero incontrato in Patagonia, terra in cui il nostro nuovo presidente don Daniel Antúnez ha vissuto per 18 anni come pastore, al servizio dei ragazzi e delle ragazze, prima nella provincia di Santa Cruz, poi ancora più a sud tra Rio Grande e Ushuaia, sull’Antartide. Oggi la situazione è molto diversa, anche grazie al contributo dei missionari che nel tempo hanno testimoniato, attraverso immagini e racconti, ciò che hanno avuto occasione di vedere e conoscere direttamente nei diversi Paesi.

Nel santuario di Maria Ausiliatrice, 146 anni fa Don Bosco, al termine dei vespri, salì sul pulpito e tracciò ai primi partenti il programma della loro azione missionaria, dando inizio allo straordinario spirito missionario salesiano, cuore della carità pastorale. “Siamo tutti corresponsabili dell’opera evangelizzatrice e missionaria dei Salesiani di Don Bosco in tutto il mondo”, ha sottolineato don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani nel documento La Vocazione Missionaria Salesiana elaborato dal Settore per le Missioni e approvato dal Rettor Maggiore e il suo Consiglio, invitando tutta la Congregazione a rispondere con generosità missionaria alle richieste di nuove presenze, nuove missioni nei luoghi più poveri, accanto agli ultimi, i rifugiati, i più vulnerabili, coloro che vivono nei Paesi più svantaggiati.

“Lo spirito missionario è tipico di ogni salesiano, perché radicato nello stesso carisma salesiano. È questo spirito missionario che ci fa vivere la vita consacrata salesiana «in permanente stato di missione»”, aggiunge don Artime. Il missionario di Don Bosco non solo insegna, sostiene i più bisognosi, garantisce accoglienza e cura, ma riceve, contribuisce al dialogo interculturale, impara dal popolo che aiuta, è aperto ad essere arricchito dalla cultura locale.

Questa domenica sarà il Rettor Maggiore don Ángel Artime, 10° successore di Don Bosco, a consegnare il crocifisso missionario alla piccola rappresentanza dei missionari che partiranno da Valdocco, dove tutto è cominciato. Sarà una giornata speciale, un giorno importante per tutti noi che sosteniamo i missionari dal 1991, anno della fondazione di Missioni Don Bosco.

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