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Pubblicato in News, eventi

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E tu dove abiti? Una mostra per parlare dell’abitare

 

 

 

 

 

È il terzo appuntamento annuale, questo, che vede Missioni Don Bosco coinvolta insieme alla Pastorale Giovanile nella narrazione delle storie di giovani che hanno avuto la sfortuna di nascere dalla parte sbagliata del confine (i migranti, nella mostra “Il mare negli occhi”) o che sono stati costretti all’invisibilità perché oggetto di discriminazioni (i ragazzi di strada, nella mostra “Ragazzi invisibili”).

Quest’anno il tema dell’abitare ha sollecitato una riflessione su “cosa è casa” in diversi luoghi del mondo, in particolare in quelli più marginali e dimenticati, in cui i missionari salesiani svolgono con impegno la loro opera. Si tratta piuttosto di “non luoghi” che per troppe persone rappresentano invece un’abitazione e ai quali l’intervento dei salesiani cerca di restituire la dignità di una casa.

Ad esempio in Guatemala, dove padre Vittorio Castagna dedica tempo ed energie ad aiutare i bambini e i ragazzi che vivono e lavorano nella discarica alle porte di San Pedro Carcha’: per loro un insalubre enorme ammasso di rifiuti rappresenta lo spazio domestico.

Lo stesso vale per il mercato Dantokpà di Cotonou, in Benin, diventato lo snodo del traffico di bambini e bambine, e in particolare per una delle zone più degradate, ironicamente ribattezzata La belle Etoile perché decine di famiglie ne hanno fatto il proprio tetto sotto le stelle.

E per migliaia di persone la casa è una baracca di lamiera o di fango e canne negli slum alle periferie di Nairobi, dove mancano accesso all’acqua potabile e alla rete elettrica, servizi igienici, istruzione e la possibilità di vivere in un ambiente sano e sicuro. Infine, c’è chi una casa se l’è inventata sottoterra: è il mondo sotterraneo dei bambini di Costanza, in Romania che vivevano nei tombini accanto alle condutture per sfuggire al freddo. Che dire poi di chi non conosce altra casa se non la provvisorietà di un campo profughi?

Il video "Senza saperlo ospitarono angeli" illustra la vita nel campo profughi e rifugiati UNHCR di Kakuma, in Kenya, dove dal 1992 sono accolti migliaia di rifugiati sudanesi in fuga dalla guerra e all’interno del quale i salesiani sono l’unica congregazione autorizzata a operare: fare di un accampamento la propria casa significa trasformare la temporaneità e l’attesa in un’immobile quotidianità.

Il senso della mostra “E tu dove abiti?”, dedicata agli studenti delle scuole medie e superiori, è quello di restituire ai ragazzi attraverso la visita guidata la possibilità di immedesimarsi nella vita di loro coetanei che faticosamente cercano nello spazio e nelle relazioni qualcosa che possa chiamarsi casa.

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