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Pubblicato in myanmar, scuola, missionario

Bimbo birmano

Fra i tagliatori di teste in Myanmar rinasce la scuola primaria

 

 

 

 

Grazie ai Salesiani nascerà una piccola rete di scuole primarie intorno a Pang Wai, nel territorio off-limits del nord est del Myanmar (ex Birmania).

L’area è abitata da tribù isolate, di fede animista. Per il governo di Naypyidaw (la antica città di Pyinmana) si tratta di una regione di ribelli, ai confini con la Cina, estremamente pericolosa, dove vige la pratica del taglio della testa dei nemici e dei traditori. È una regione montuosa caratterizzata dalla presenza di miniere di pietre preziose, in particolare di rubini. La caccia è la fonte di sostentamento alimentare ma anche motivo di ripetuti conflitti fra villaggio e villaggio.

È evidente come non sia stato facile acquistare la fiducia di quelle tribù. Ma il paziente lavoro di relazione dei Salesiani ha reso possibile il progetto sostenuto da Missioni Don Bosco della creazione di piccole scuole in quattro villaggi.  Si tratta anzitutto di ripristinare al loro uso le vecchie costruzioni un tempo destinate allo scopo ma poi trascurate, diventate ora luogo di riparo di animali al pascolo, vacche e bufali su tutti. Dopo oltre cinque anni di abbandono, molti tetti sono crollati o pericolanti, le pareti sono sporche e i soffitti caduti.

Missioni Don Bosco provvederà a riparare le coperture di quegli edifici per farne nuovamente delle aule praticabili. Le coperture con travi e travicelli costeranno 5.000 euro ciascuna per le quattro scuole. In passato i tetti erano fatti di lastre di cemento disponibili nella città cinese più vicina, ma la scarsa qualità delle travi non sopporta il tempo: per questo i telai in legno saranno sostituiti da quelli in ferro, più duraturi.

I Salesiani del Myanmar vogliono puntare sull’educazione dei più piccoli, instillando loro i principi basilari del rispetto della dignità umana e del vivere sociale. La scuola sarà condotta da educatori che riuniranno i bambini del villaggio fino a dieci-dodici anni e con loro cominceranno una prima alfabetizzazione, con attività e giochi di gruppo. I capi tribù sono d’accordo, e questo è garanzia non solo di sicurezza ma anche di coinvolgimento delle loro comunità.

È interessante capire come sia stata guadagnata la fiducia da parte dei Salesiani. Il primo attore di questo avvicinamento è padre Charles Sau Thi Han Lwing. Lo ha incontrato recentemente il presidente di Missioni Don Bosco: “Padre Charles quando era giovane prete è entrato in relazione con questa gente e ha salvato la vita ad un bambino appena nato. La mamma era morta di parto nel dare alla luce il bambino e, per la superstizione di quelle tribù, se la madre muore di parto la causa è da addebitare al bambino che è nato. Quel bambino porterà sfortuna alla famiglia e dunque deve essere ucciso subito e sepolto assieme alla madre. Padre Charles, che assisteva la moribonda, sentito quale sarebbe stata la fine del bambino appena morta la madre, ha implorato i capi del villaggio di consegnare a lui il neonato promettendo che l’avrebbe portato il più lontano possibile dal villaggio e che non l’avrebbero visto mai più. Così è stato, infatti. Il bambino venne portato in un orfanotrofio di suore al sud del Paese, nella zona di Yangon, ed ora è un adolescente che si prepara a diventare un uomo adulto.”

Si coglie la lentezza con la quale possono crearsi rapporti con queste tribù, sottomesse ancora a mentalità chiuse e costrette alla marginalità. Le autorità del Paese periodicamente effettuano campagne di “bonifica del territorio” che consistono in una “pulizia etnica” in cui i morti sono sempre troppi. Ma l’interesse dominante delle compagnie minerarie straniere, soprattutto quelle che hanno sede subito al di là del confine, è quello di continuare ad arraffare senza vincoli di sorta i prodotti dell’attività estrattiva. Il vescovo locale ha lanciato l’invito ai Salesiani di occuparsi di queste popolazioni, portando ad esse il Vangelo che necessariamente passa attraverso la salvaguardia dell’identità e delle capacità. Una vera missione “ad gentes” in senso proprio. I giovani sono molti. Come dire di no da parte dei figli di Don Bosco?

La ricostruzione delle scuole è un primo timido passo. L’aiuto dei sostenitori di Missioni Don Bosco è fondamentale per dare coraggio agli educatori che si dedicheranno ai ragazzi per accendere in loro la curiosità per un mondo più rispettoso della vita dei singoli e delle comunità.

Codice progetto: 23246

dona

 

 

L’Arcidiocesi di Mandalay ha avviato un’iniziativa di sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione, coinvolgendo diverse congregazioni e dando ai Figli di Don Bosco il compito di coordinare il progetto. Scopri di più

 

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