I minori nelle miniere in Colombia: un intervento radicale di cura e prevenzione

I bambini delle miniere di carbone in Colombia

La questione dei minori che in Colombia si infilano dentro ai cunicoli per estrarre dalle miniere di carbone abbandonate quel po’ di minerale che consente la sopravvivenza delle famiglie è un problema complesso. È questo il tema che Missioni Don Bosco ha proposto per connotare la Corsa dei Santi che il 1° novembre scorso si è tenuta a Roma, arrivo in piazza San Pietro e nella piazza televisiva di Canale 5.

Non basta portare via da quei labirinti scuri i bambini e le bambine, dare loro accoglienza e istruzione: occorre agire su un meccanismo economico di ampia portata che chiede un cambiamento di natura culturale. Ne sono convinti salesiani e operatori di Ciudad Don Bosco, allenati a incontrare i casi più difficili di infanzia e adolescenza oppressa e sfruttata. I nostri benefattori già conoscono gli interventi per recuperare i ragazzi e le ragazze costretti a diventare guerriglieri e tenuti in uno stato di sudditanza assoluta, oppure coinvolti nei traffici della droga e della prostituzione. Pur trovando ostacoli ed esplicite opposizioni, l’azione educativa e sociale “alla Valdocco” fa perno sui ragazzi stessi.

Per la questione miniere l’avversario è un costume consolidatosi nel tempo, che connota le famiglie degli stessi minori. Sono queste infatti a gestire l’estrazione illegale del carbone e per farlo si avvalgono dei figli fino a che questi non siano troppo cresciuti e non possano più calarsi nelle cavità del terreno.

Il carbone, con il petrolio, è la principale esportazione del Paese

La Colombia è tra i maggiori esportatori di carbone al mondo. Nell’anno della prima epidemia di Covid (il 2020) la produzione e scesa a 48,4 milioni di tonnellate, la metà circa di quanto estratto l’anno precedente (82,4 milioni di tonnellate). Per questa attività il Paese paga un tributo pesante: 82 minatori deceduti nel 2019 che sono raddoppiati, in una logica che sa di minore cura della prevenzione di incidenti nel periodo di difficoltà economica nel 2020: 171. Una triste contabilità porta a considerare che per ogni tonnellata di minerale il costo umano in Colombia sia arrivato a quasi 3 morti.

Se il pericolo incombe nelle strutture regolari, è facile che sia di portata maggiore quando l’attività estrattiva si svolge fuori dagli impianti ufficiali: il 60% dei decessi è da imputare infatti alle attività illegali. Nell’agosto di quest’anno ci sono stati 12 morti e 1 ferito in un incidente accaduto in una miniera non autorizzata. Questa situazione è determinata dall’esistenza di un mercato nero (è il caso di dirlo) del carbone. Una rete di trafficanti abusivi provvede a ritirare quanto estratto dalle famiglie, paga poco il prodotto ma ha buone possibilità di venderlo agli stessi prezzi del mercato legale. La debolezza del sistema di imprese regolari, ulteriore effetto del Covid, ha favorito questa economia sommersa.

Una Ciudad per salvare l’infanzia e l’adolescenza

I salesiani di Ciudad Don Bosco operano da 56 anni per venire incontro alle necessità sociali ed educative delle persone più povere di Medellin e del suo circondario. 

Il fronte di intervento si è allargato all’area mineraria di Sinifaná, nella provincia di Antioquia, dove la principale fonte economica e di sostentamento è l’estrazione del carbone. Nelle città di Amagá e di Angelópolis, a sud-ovest della metropoli, vivono famiglie in cui l’attività di minatori di frodo si è tramandata da generazioni. I figli vengono impiegati per percorrere le gallerie abbandonate o per scavarne di nuove, strettissime: solo le loro ridotte misure corporee rendono penetrabili questi cunicoli.

A parte l’immaginabile rischio della vita e le pesanti conseguenze sulla salute date dalla frequentazione di ambienti senza luce e con esalazioni che colpiscono i polmoni, il risultato è che metà dei ragazzi in età scolare non frequenti più la scuola, lasciando che uno su cinque rimanga di fatto analfabeta. Le famiglie alle loro spalle sono incapaci di pensare a un regime diverso: consumo di droghe e di alcool, disgregazione familiare, violenze e abusi, prostituzione minorile sono le ulteriori conseguenze a cascata di questo inferno economico. Le bambine sono il terminale più penalizzato se si considera l’alto numero di gravidanze, frutto di stupri anche in famiglia.

Un progetto ambizioso ma indispensabile

I salesiani vogliono passare dall’inseguimento del problema a un deciso cambiamento. Continuano a farsi carico di proporre ai ragazzi la frequenza della scuola, nei casi più difficili a dare loro ospitalità (30 alla volta). Si tratta di affrontare l’emergenza sanitaria, complicata dalla pandemia in corso, considerato che l’’81% della popolazione della regione registrato una malattia negli ultimi sei mesi. Si tratta di ricostruire l’identità di persone violate e di farle vivere come chiede la loro età.

Il progetto di intervento salesiano è una sfida articolata così come è articolato l’intreccio delle povertà che insistono nell’area mineraria di Sisifaná.

Vogliono lasciare un’impronta diversa, i Figli di Don Bosco: prevenire lo sfruttamento del lavoro minorile, come già i risultati di 25 anni di impegno fanno vedere. Ma vogliono anche proporre un progetto sociale alternativo affinché padri e madri partecipino attivamente alla salvaguardia dei minori. A Ciudad Don Bosco hanno messo in campo volontà e intelligenza per generare un programma psicosociale e pedagogico rivolto a 150 famiglie delle città di Amagá e di Angelópolis. Dialogando con le autorità locali, i responsabili dell’opera stanno anche elaborando modelli di impresa per costituire alternative all’attività del carbone (considerata anche la prospettiva di un’auspicata riduzione del suo consumo). L’agricoltura, che già costituisce una voce importante delle esportazioni colombiane, potrebbe creare lavoro pulito, sano, aggregante.

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