I missionari di Don Bosco, “padre e maestro della gioventú”

Padre Perez

Che cosa significa essere padre o avere un padre? Una domanda che tocca i nostri sentimenti più profondi e che riguarda tutti, come padri o come figli, alla quale non sempre risulta facile rispondere.

Nel 1988 Giovanni Paolo II ha dichiarato Don Bosco «padre e maestro della gioventù». Padre e maestro per milioni di giovani, e non solo, che invocano la sua intercessione in ogni angolo del mondo dove il suo carisma ha ispirato vocazioni, opere all’insegna dell’impegno educativo, della promozione sociale e della gioia: «Se vuoi farti buono», diceva «pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, preghiera. È questo il grande programma per vivere felice, e fare molto bene all’anima tua e agli altri». 

E che cosa sono queste, se non le parole di un papà, premuroso e bonario, affettuoso, ma attento? E che cosa rappresentano per tutti noi, se non un modello a cui ispirarci per vivere e praticare quella “paternità” che tutti i giorni i missionari salesiani applicano nella loro vita quotidiana?

Come Padre Mario Perez, missionario salesiano, che “non ha figli e non ha moglie”, ma si sente papà, al fianco di bambini tra gli 8 e i 14 anni accusati di stregoneria e costretti ad abbandonare le loro case e vivere per le strade di Mbuji Mayi, in Repubblica Democratica del Congo.

Loro, i Figli di Don Bosco, i missionari salesiani, che in tutto il mondo portano avanti le istanze del nostro santo fondatore, diffondendo quel Sistema Preventivo che è veicolo e baluardo della nostra fede cristiana e salesiana, sono a tutti gli effetti dei padri per tutti quei bambini, ragazzi e giovani che si ritrovano ad affrontare la loro vita senza una figura di riferimento.

Un altro esempio è Padre Giovanni Corselli, salesiano di don Bosco, un vero papà come tutti i papà del mondo, che ogni giorno ad Anjanamasina, in Madagascar, si sveglia pensando ai suoi 100 e più bambini e ragazzi costretti a vivere lontano dalla loro famiglia, in condizioni di estrema povertà ed emarginazione. Padre Giovanni, da buon papà, ogni mattina si rimbocca le maniche e si dedica ai piccoli malgasci nel Centro di rieducazione per minori chiamato “Casa per i ragazzi monelli”. Accanto ad alcuni ragazzini, pochi, che hanno commesso dei reati, la casa ospita anche molti bambini la cui unica colpa è non avere una casa, una famiglia, qualcosa da mettere sotto i denti. Tutti loro sono poveri figli abbandonati che hanno bisogno di un tetto, di un pasto caldo, hanno bisogno di affetto e amore paterno.

Per questo motivo noi che componiamo la grande famiglia salesiana sentiamo particolarmente nostra la festa del papà, perché dietro a ogni missionario, ad ogni sacerdote, ad ogni animatore, c’è un papà e un successore di don Bosco, “padre e maestro della gioventù”, che a volte è più nascosto e altre si manifesta in ogni momento della giornata.

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