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I salesiani riaprono l’oratorio a Damasco ma la guerra incombe ancora

 

 

 

 

Le festività pasquali sono state occasione forte per pregare per la cessazione della guerra in Siria. C’erano motivi concreti per guadare con fiducia al futuro, come l’interruzione della battaglia quartiere per quartiere che aveva investito Damasco nella prima parte di quest’anno. La domenica successiva invece la paura e la morte sono di nuovo protagoniste: bombardamenti, uso di armi chimiche, sfollamenti… e in più sembra addirittura predominante la guerra mediatica che lucra sui morti.

Anche il Papa aveva espresso parole augurali nel suo saluto di Pasqua: “Noi oggi domandiamo frutti di pace per il mondo intero, a cominciare dall’amata e martoriata Siria”. Fino a quel momento sembrava davvero ci fosse un cambio di passo del conflitto. A distanza di pochi giorni l’intensificazione delle azioni militari e l’alzarsi della tensione fra Usa e Russia hanno gettato di nuovo ombre spettrali sui Siriani.

A suo tempo avevamo trasmesso ai nostri amici e benefattori le notizie provenienti dai responsabili di Damasco: l’evento più emblematico era stata la chiusura dell’attività oratoriana per non sottoporre i giovani al rischio della vita che correvano nell’attraversare la città. Nelle ultime settimane ci era giunta finalmente una notizia positiva: i salesiani avrebbero potuto celebrare pubblicamente la Domenica delle Palme e il triduo pasquale, e contemporaneamente riaprire i cancelli dell’oratorio.

Quasi a fare eco a questa notizia a lungo attesa, i loro confratelli di Aleppo negli stessi giorni avevano presentato al pubblico un musical che racconta il sogno di Don Bosco nel quale i lupi diventano agnelli. Oltre 100 giovani studenti delle scuole superiori e dell’università hanno messo in scena “Il Suo amore mi ha trasformato”, frutto di un cammino durato un semestre. Era dal 21 febbraio 2018 che nella capitale l’oratoriana era chiuso; a metà marzo si erano riprese le attività con i ragazzi, che comprendono anche la somministrazione di cibo e bevande. La situazione migliorata ad Aleppo aveva ha dato fiducia alla popolazione della capitale nello sperare che il male potesse finire e si riaprisse un tempo di tregua: che i portatori di guerra venissero allontanati per fare spazio ai costruttori di pace. Significativamente, a vedere lo spettacolo dei giovani dell’oratorio salesiano c’erano anche il vescovo greco melchita Jean-Clément Jeanbart, il vescovo latino George Abi Khazen e il vescovo maronita Joseph Tpbji. La Pasqua ha fatto pensare che il miracolo fosse possibile, che il “sogno” si potesse realizzare. Ma il cammino è ancora lungo, non tutti i “lupi” accettano di non aggredire più e di consentire il pascolo degli “agnelli”.

Il compito della comunità cristiana e l’impegno educativo dei salesiani possono svilupparsi sapendo che il primo impegno è di trasformare i cuori di pietra che la violenza ha generato in cuori di carne per la pacificazione e per la ricostruzione del Paese. 

Missioni Don Bosco è chiamata a continuare ad alimentare questa speranza sia con aiuti materiali sia con la preghiera.

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