Il “pedibus” che porta a scuola i ragazzi di Tappita

Missione salesiana di Tappita Liberia
Ci giungono notizie da padre Riccardo Castellino, missionario a Tappita in Liberia.

Jerylin and  Alshel vanno a scuola

Jerylin è in terza elementare, suo fratello in prima superiore. Il cancello della St. Francis Catholic High School chiude alle 7.50. Al cancello c’è il ‘Dean of Students’ (l’insegnante incaricato della disciplina). Chi resta fuori deve dare delle spiegazioni per il ritardo. Se sono convincenti… entri, se no? Hai varie alternative: dal semplice richiamo (se è la prima volta), al fermarti dopo scuola a tagliare l’erba o ripulire il cortile o le aule, all’andare a casa per la giornata e (se recidivo) la sospensione!
Arrivare in tempo però non è semplice. Perchè Jerylin e Alshel abitano fuori città e l’unico mezzo che possono permettersi per venire a scuola è il “pedibus”, come l’80% degli allievi. Jerylin e Alshel non sono tra i pochi privilegiati che possono permettersi il mezzo pubblico … la moto, anche se condivisa con almeno altri 2 o 3 compagni per ridurre la spesa. Il pedibus è molto economico, fa bene alla salute, ma quando arrivi a scuola dopo 45 minuti di cammino … sei già sfinito. Se poi pensi che prima di lasciare casa, Jerylin e Alshel sono già andati a prendere l’acqua al pozzo per tutta la famiglia, hanno ripulito il cortile e sbrigato altre faccende domestiche…  Ciò nonostante ce la fanno quasi sempre ad arrivare in tempo. Varcato il cancello, alle 7.55 suona la campana e tutti, studenti e insegnanti, si raccolgono per la “Devotion” (il momento di preghiera). Sono solo 20 minuti, ma molte cose capitano in questo breve tempo: un canto, una breve preghiera, una parola formativa di “buongiorno” da parte del preside, del salesiano o di un insegnante, gli avvisi del giorno, l’alzabandiera e il canto dell’inno nazionale. Intanto il  Dean of Students ha tutto il tempo per controllare se ogni allievo è in ordine: se la divisa è pulita e se la pettinatura è  secondo le prescrizioni, se hai portato il diario… Se qualcosa non è a posto ti mette fuori dalla fila e aspetti le conseguenze. Alle 8.15 si entra in classe. E qui comincia la battaglia per gli insegnanti: tenere a bada una classe di 45/50 allievi con solo la lavagna e il gesso! L’arredamento è una sedia con un bracciolo per poggiare il quaderno e copiare gli appunti dalla lavagna. Dopo le prime tre lezioni c’è un intervallo e in genere tutti cercano di mangiucchiare qualcosa … una frittella, un dolcetto …  un piattino di riso.  Poi si ritorna in classe. Intanto il sole si è alzato, la classe è congestionata e non c’è l’aria condizionata… col caldo e la stanchezza diventa sempre più difficile per gli allievi stare svegli e per gli insegnanti tenerli svegli … In un modo o nell’altro si sopravvive e alle 12.30 (per l’asilo e le elementari) e alle 14.15 (per le superiori) suona la tanto attesa campana che dice: anche oggi è andata. Si prende la via del ritorno, ma adesso il pedibus è molto più lento: il sole a picco non abbassa la sua temperatura o (secondo la stagione) la pioggia non molla solo per lasciarti andare a casa. E poi il pedibus è a secco o in riserva … lo stomaco è vuoto. E quando arrivi a casa c’è di nuovo sempre qualcosa da fare: faccende domestiche da sbrigare, girare con il vassoio in testa a vendere, alcuni dei più grandi prendono la moto e fanno servizio in città. E tutto per mettere insieme un pò di soldi e contribuire al bilancio della famiglia, pagare le tasse scolastiche, provvedere alle piccole spese di tutti i giorni. E i compiti? Beh… è sempre un dilemma, con la tentazione di andare a giocare, la mancanza di luce col calare della sera, l’assenza di un tavolino o una sedia … insomma non è facile. Ma la St. Francis Catholic High School non è solo classe e quaderni. A spezzare la routine ci pensano le varie attività extrascolastiche, all’interno della scuola e in collegamento con altre scuole: sport (calcio, pallavolo e kick-ball), gare a quiz. Insomma non mancano le distrazioni: benvenute per chi non è entusiasta di andare a scuola, ma deleterie per chi è ben intenzionato e vuole imparare. Questa è una giornata normale per chi va a scuola. È ammirevole, tra tante difficoltà e scarsità di mezzi, il grande desiderio di imparare per poter guardare al futuro con qualche possibilità in più. Ma anche il miglior desiderio e la miglior buona volontà devono fare i conti con la realtà e i risultati sono quello che sono.

La divisa … una cosa seria!!!

La divisa è obbligatoria. Per le scuole statali è uguale per tutti. Le private se la scelgono e disegnano a piacimento, ma nei minimi dettagli. Ragazzi: camicia bianca, con stemma della scuola, pantaloni beige (corti per asilo ed elementari, lunghi per le superiori); calze e scarpe nere. Per l’ultimo anno (i maturandi!) la cravatta. Taglio capelli: corti! Ragazze: camicetta bianca, gonna verde, sotto il ginocchio, con stemma della scuola, calze bianche e scarpe nere. Capelli: treccine con non più di 8 file, niente orecchini, collane, braccialetti, unghie finte. Per l’ultimo anno… la farfalla.
Don Riccardo, sdb
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