In Eritrea l’acqua è il bene più prezioso

Primo piano di un bimbo eritreo

Dal 1995 i salesiani di Don Bosco forniscono assistenza ai giovani più poveri ed emarginati in Eritrea. I missionari sono impegnati negli ambiti che maggiormente contraddistinguono il carisma salesiano, cioè istruzione, pastorale e formazione professionale per i ragazzi. Nelle missioni di  Barentu e Decamerè vi sono due scuole tecniche e in quest’ultima località è presente anche un oratorio frequentato da più di 260 ragazzi. Vi sono poi diverse cappellanie e numerose chiese della periferia di Asmara e Decamerè in cui i Figli di Don Bosco prestano il loro servizio sacerdotale in accordo con le diocesi locali. La scarsità di scuole per la formazione professionale nel paese rende ancora più importante la presenza di queste missioni perché offrono un’opportunità concreta ai giovani di conseguire competenze tecniche adeguate e aggiornate.

La missione dei Salesiani di Don Bosco a Decamerè è ospitata in un complesso di 82.000 mq in cui si trovano, oltre alla scuola tecnica, l’abitazione sacerdotale, la casa di formazione degli aspiranti, il centro giovanile, una casa di preghiera, una biblioteca, le cucine, i dormitori, un centro giovanile e gli impianti sportivi (campi da calcio, pallavolo e basket).

Il tema dell’accesso all’acqua influenzava in modo decisivo l’autonomia della missione poiché i tre pozzi utilizzati come fonte d’acqua si trovano tutti nella scuola tecnica. Con i ricorrenti periodi di siccità e il sempre più evidente cambiamento climatico i missionari hanno dovuto studiare un nuovo sistema di approvvigionamento e stoccaggio dell’acqua, piovana o disponibile nel sottosuolo.

Per questo motivo Missioni Don Bosco si era attivata per poter sostenere questo progetto, che prevedeva la costruzione di due serbatoi d’acqua sotterranei della capacità di 400 m³ all’interno dei locali della missione e di un impianto per la sua distribuzione.

I beneficiari diretti del progetto sono i residenti della missione e i giovani di Decamerè,  la benefica ricaduta di questo progetto però conta un numero non facilmente definibile ma molto significativo di persone che vivono intorno alla missione.

Il progetto è diventato operativo nel settembre del 2019 e ha previsto lo scavo per la sede dei serbatoi, la costruzione della sala che ospita le pompe e della rete di distribuzione dell’acqua.

I lavori sono proseguiti nei tempi previsti fino alla fine di novembre, quando purtroppo la pandemia ha iniziato a causare problemi. Le restrizioni alla circolazione di persone e delle forniture necessarie  hanno  rallentato i lavori di costruzione, fino a quando nel marzo 2020 è stato imposto un blocco totale in tutta l’Eritrea, che ha interrotto completamente i lavori  fino a settembre 2020. Quando si è potuto finalmente riprendere a lavorare i missionari hanno dovuto affrontare ulteriori difficoltà, perché il precedente blocco della circolazione aveva reso estremamente complicato il reperimento delle materie necessarie ad ultimare l’opera.

Perciò sapere che oggi l’impianto idrico è finalmente completato e che proprio in questi giorni si sta provvedendo al riempimento del bacino per noi di Missioni Don Bosco e per i missionari eritrei è fonte di una gioia immensa che vogliamo condividere con tutti coloro che lo hanno reso possibile, ringraziandoli di cuore per la loro generosità.

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