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Pubblicato in News, diario di viaggio, viaggio missionario

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Kakuma è un posto dimenticato da Dio e dagli uomini

Abitanti nati in Sudan, Sud Sudan, Burundi, Ruanda, Uganda, Congo, Etiopia, Eritrea, Somalia

 

 

 

Buongiorno cari amici,

siamo arrivati in Kenya. Sbarcati a Nairobi troviamo una temperatura ideale, né troppo freddo né tropo caldo. Pur essendo sull'equatore, la città di Nairobi gode di un buon clima grazie ai suoi 1600 metri di altitudine. In questi giorni poi ci viene in aiuto anche la stagione delle piogge, che mitiga ulteriormente la temperatura e favorisce la natura nella sua espressione più bella. I fiori hanno colori vivaci e l'erba, i prati, le foglie sugli alberi assumono mille sfumature di verde.

Ma Nairobi non è la nostra meta, noi dobbiamo proseguire il viaggio per arrivare a nord al confine fra Sud Sudan, Etiopia e Uganda, nel deserto del Turkana, a Kakuma.

Kakuma è un posto dimenticato da Dio e dagli uomini, come si suol dire. Da un piccolo e sperduto villaggio di pastori nomadi che allevano capre e dromedari, negli ultimi 25 anni è nato un insediamentocon il numero di abitanti di una città: il campo profughi gestito dall'ONU. Il campo profughi accoglie rifugiati dai Paesi vicini che fuggono da carestie, lotte tribali, persecuzioni religiose, fame e miseria. Nel campo profughi ora vivono circa 200.000 mila persone provenienti da dieci nazionalità diverse: Sudan, Sud Sudan, Burundi, Ruanda, Uganda, Congo, Etiopia, Eritrea, Somalia e per ultimi i kenioti, che non sono rifugiati ma che fanno affari commerciando con questi o mettendosi a servizio delle Nazioni Unite per i lavori di logistica e funzionamento del campo.

Il campo profughi, che per alcuni anni è stato il più grande al mondo, nasce nel 1990. Da subito don Vincenzo Donati, missionario salesiano in Kenya dal 1981, ritiene che i Figli di don Bosco ci debbano stare. Chiede ed ottiene dai Superiori della congregazione salesiana e dalle autorità delle Nazioni Unite di poter stare nel campo, assieme ai rifugiati.

Nasce così l'opera salesiana a Kakuma e nel tempo resta l'unica presenza stabile dentro il campo dei rifugiati.

Giampietro Pettenon

 

 

Continua a leggere, Il viaggio procede in Sud Sudan, nel campo profughi di Juba

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