La città degli ex bambini soldato

Una ragazza di Ciudad Don Bosco con Medellin sullo sfondo

Il XX secolo passerà alla storia anche per l’abnorme numero di vittime civili causato dai grandi conflitti mondiali: uomini, donne e bambini sacrificati sull’altare di conflitti in cui anche chi ha formalmente vinto ha dovuto fare i conti con le macerie e un paese da ricostruire.
Un secolo dopo la storia dell’umanità continua ad essere costellata di conflitti, alcuni sempre sotto la luce dei riflettori, altri dimenticati e non ritenuti degni di attenzione. Il dato che accomuna molte di queste guerre è il numero impressionante di minori coinvolti.

Circa 300.000 bambini oggi nel mondo sono tristemente impegnati a “fare la guerra”. Non quella a cui giocano i ragazzini con le armi di plastica o, se sei nato povero, con un pezzetto di legno e un elastico per costruirti una pistola giocattolo. È la GUERRA-GUERRA, quella vera, quella che calpesta la dignità umana e che usa anche i minori per raggiungere il suo scopo: distruggere, annientare, disumanizzare.

Molti di questi bambini vengono rapiti e costretti a impugnare un’arma, senza capire cosa questo comporti. Con altri si fa leva sulla loro misera condizione di vita, li si circuisce promettendo doni di poco valore come vestiti e anche qualche gioco, perché come tutti i bambini amano giocare. Oppure ancora si promette che alla loro famiglia – se faranno la “scelta giusta” – verranno garantiti cibo e beni di prima necessità.

Questa caccia ai bambini soldato non risparmia nemmeno le bambine, anche loro vittime di un sistema collaudato di “reclutamento”.

Una volta che si è passati d’altra parte della barricata tornare indietro diventa davvero difficile. Se non vuoi essere sopraffatto devi cercare delle motivazioni, che però non ci sono. E allora devi anestetizzarti, sminuire la gravità di quello che stai facendo. Lo sanno bene i salesiani di Medellin che dal 2001 si occupano di recuperare bambini e fornire loro un futuro.

Per 50 lunghissimi anni la Colombia è stata il triste palcoscenico di un conflitto che vedeva contrapposti le forze governative e il gruppo armato delle FARC. Una testimonianza del dolore e della sofferenza che tutto ciò ha causato è visibile nel Centro Ciudad Don Bosco, dove in questi anni sono stati riabilitati 1500 minori. Molti di loro si sono lasciati alle spalle un vissuto drammatico e il solo fatto di essere riusciti a ricostruirsi una vita ha del miracoloso. Perché il passo fondamentale da compiere per riuscire in quest’impresa è innanzitutto rimettere al centro la vita e il suo valore, operazione davvero difficile se si considera che negli anni della loro vita in cui avrebbero dovuto formarsi come persone a questi bambini e ragazzi è stato insegnato che la loro esistenza – e quella di chi si trovavano di fronte – non valeva nulla.

I salesiani con l’esperienza maturata hanno messo a punto un programma di recupero integrale che per prima cosa fornisce supporto sanitario e nutrizionale a questi ragazzini e in seguito, quando si è creato un rapporto di fiducia, si concentra sull’aspetto educativo e sul sostegno psicologico. Quando è possibile si cerca di reinserire il minore nel proprio nucleo famigliare di origine, ma in ogni caso a tutti vengono offerti percorsi di formazione professionale per fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per costruirsi un futuro e trovare un posto degno nella società.
Sono percorsi di ricostruzione della persona che richiedono tempo e molto impegno, ma che in tutti questi anni hanno dato risultati che sono andati al di là di ogni più rosea aspettativa dimostrando, anche ai più scettici, che un bambino non è mai una causa persa se gli si dà l’amore di cui ha bisogno.

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