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La fame in Venezuela lascia i minori in balia della strada

 

 

 

 

 

 

Il Sud America è tristemente noto per la presenza di ragazzi di strada, spesso organizzati in bande e ancor più spesso controllati da cartelli internazionali di trafficanti di droghe e di esseri umani.

È la situazione del Venezuela oggi. Mentre a Caracas si sono sempre incontrate le vittime di questa violenza che non va tanto per il sottile, il fenomeno della presenza di minori lasciati a sé per le strade è diventato ancora più preoccupante negli ultimi anni. Ne hanno riscontro i salesiani, che nella capitale e in altre località cercano, come possono, di sopravvivere con le loro attività per assicurare una speranza di cambiamento ai giovani.

Da tempo esiste una serie di centri, la “Red de Casas Don  Bosco” e il “Patio Abierto Don Bosco”. Se fino a qualche tempo fa l’intervento riguardava i minori spinti ai margini della società (circa 1.600 all’anno), attualmente la Red raccoglie nei suoi 10 centri sparsi in tutto il Paese i figli di famiglie cadute dal benessere alla povertà, con un radicale cambio di prospettiva: la soluzione a questo punto non dipende più dalla loro volontà o dalla capacità degli educatori, ma dalla situazione economica e dall’oppressione politica in cui versa l’intero Paese.

Succede ormai che dei ragazzi siano accompagnati dalle famiglie nei centri di accoglienza poiché la fame e la disperazione fanno preferire un abbandono piuttosto che il proseguimento di una vita nell’indigenza assoluta. Spesso poi i genitori emigrano all’estero: sono ormai prossimi a 5 milioni i Venezuelani fuggiti verso altri Paesi nell’ultimo decennio.

Leonardo Rodríguez è il presidente di “Red de Casas Don Bosco”. È un avvocato che ha in qualche modo dovuto convertire il compito della onlus che dirige da 20 anni, e le proprie competenze, da quelle dell’accompagnamento educativo a quelle della difesa dei fondamentali diritti umani. Afferma che “il problema risiede fondamentalmente nell’assenza di politiche pubbliche che garantiscano l’esercizio dei diritti dei minori”.

Fino a un paio d’anni fa Rodrìguez e i suoi amici affrontavano condizioni di vita scaturite in condizioni estreme: violenze domestiche, mancanza di cibo, fascino della strada come esenzione dalle responsabilità scolastiche e da quelle esistenziali più generali. Circostanze che si traducono in tossicodipendenza, alcoolismo, disturbi comportamentali. Ma adesso ogni confine comportamentale e ogni limite numerico è stato superato: non si contano i ragazzi che quotidianamente bussano per chiedere un pasto. E non sono solo i ragazzi “a rischio” ma i figli di famiglie “normali”.

Così come per i maschi è la “Red de Casas”, così per le femmine è il “Patio Abierto”, insegne di luoghi di protezione e di riscatto. Le ragazze affrontano in maniera più lampante il rischio dello sfruttamento sessuale. Gli educatori sono sempre andati incontro a loro, uscendo per strada quattro volte alla settimana per invitare le minori presso i loro centri.  Anche per loro adesso l’emergenza prima è diventato il soddisfacimento dei bisogni alimentari.

“Ho otto figli e non posso nemmeno andare a protestare perché se mi uccidono cosa ne sarà di loro? Ci fanno stare in silenzio con la paura. Ma non c’è cibo. Mio marito e io abbiamo due lavori ciascuno e nemmeno così basta” racconta, piangendo, una madre fra le tante che i salesiani vedono arrivare ogni giorno. L’ultima generazione di Venezuelani non crescerà sana, sarà una generazione di opportunità perse, concordano gli osservatori.

Le politiche governative hanno dilapidato le consistenti risorse finanziarie e culturali del Venezuela. Ricco di materie prime come il petrolio, favorito da un clima fatto apposta per coltivare la terra con profitto, una tradizione di primato economico in tutto il Sud America, il Paese ha visto accrescersi la corruzione, l’inflazione, la penuria di beni primari, con un corrispondente aumento dell’insicurezza e della violenza.

I salesiani hanno espresso la loro posizione: rimanere vicini alla popolazione e qualificare come dittatura la mancanza di libertà che il Venezuela sta vivendo. È un’affermazione pubblica rara da parte della congregazione dei Figli di Don Bosco: segno che davvero la politica suicida seguita negli ultimi decenni ha superato ogni limite.

 

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