La forte presenza salesiana nelle carceri minorili del mondo

Bambino in carcere

La situazione dei minori in carcere nel mondo

‘L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere conformi al diritto e devono essere utilizzati solo come ultima misura e per il più breve lasso di tempo ritenuto necessario’, riporta la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, la realtà purtroppo è diversa.

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia si stima che più di 1 milione di bambine e bambini in tutto il mondo sono privati della loro libertà nelle carceri. Human Right Watch, organizzazione che si occupa della difesa dei diritti umani, sostiene che molti dei minori che si trovano in carcere hanno ricevuto condanne eccessive e sproporzionate che violano il diritto internazionale. In alcuni Paesi del mondo i minori vengono arrestati e detenuti per futili motivi, come scappare di casa, dormire in strada, saltare la scuola, alle volte vengono processati come se fossero adulti, condannati a scontare la pena nelle galere per adulti e subiscono trattamenti al pari degli adulti da parte delle forze dell’ordine.

Defence For Children, ong che si occupa dei diritti dei minori nel mondo, più volte ha sollevato preoccupazioni riguardo le condizioni e il trattamento dei giovani in carcere in alcuni Paesi: maltrattamenti, abusi, divieto di avere contatti con la famiglia, uso dell’isolamento e mancanza di personale formato adeguatamente.

La normativa internazionale è chiara: la detenzione dei minori deve essere una misura adottata come extrema ratio e per il più breve tempo possibile, poiché ha un impatto estremamente dannoso. “La detenzione può minare il benessere psicologico e fisico tanto da compromettere lo sviluppo cognitivo. I minorenni privati della libertà rischiano di soffrire di depressione, ansia e frequentemente mostrano i sintomi della sindrome post-traumatica da stress (…) alti tassi di suicidio e autolesionismo, l’insorgenza di disturbi mentali e problemi di sviluppo”, riporta un Rapporto delle Nazioni Unite.

Il progetto di Don Bosco dalla metà del XIX secolo ad oggi

San Giovanni Bosco fin dagli albori del suo progetto educativo si occupò di giovani detenuti in carcere, alla Generala, il riformatorio Torino (oggi carcere minorile). «Questi ragazzi dovrebbero trovare fuori un amico che si prenda cura di loro, li assista, si occupi della loro istruzione, li porti in chiesa nei giorni di festa. Allora, forse, non tornerebbero a cadere”, scrisse nelle Memorie dell’oratorio.

L’obiettivo di Don Bosco era cercare i giovani che avevano bisogno di aiuto, minori che avevano bisogno di sentirsi amati. Secondo Giovanni Bosco, l’educazione, l’istruzione e l’affetto li avrebbero salvati da un destino di marginalità e guidati verso un domani di rinascita e di riscatto sociale.

Oggi, a di più di 150 anni, i Figli di Don Bosco, i missionari salesiani sparsi in 136 Paesi del mondo, portano avanti quotidianamente decine e decine di progetti a fianco delle bambine e dei bambini che si trovano in prigione.

I salesiani, seguendo il pensiero di Don Bosco, per il quale la trasformazione dei giovani avviene attraverso il processo educativo, pensano sia importante far sentire alle ragazze e ai ragazzi che meritano attenzione e che è una gioia poter interagire con loro. I missionari lavorano per dare un’alternativa a migliaia di giovani e per aiutarli a reintegrarsi in una società che ha bisogno di loro, per aprire le porte che a loro sono state chiuse.

I progetti nelle carceri del mondo si concretizzano in numerosi interventi nelle diverse fasi del percorso di detenzione, tre esempi di particolare interesse li troviamo in Messico, in India e in Angola.

In Messico, a Ciudad Juarez, la città più grande dello stato di Chihuahua, considerata la città più pericolosa al mondo a causa del narcotraffico e degli omicidi, i salesiani hanno deciso di portare in carcere un oratorio, fra i giovani detenuti, accogliendoli in un “cortile inclusivo”. Oltre alle attività di animazione hanno ideato un vero e proprio programma di riabilitazione che inizia con assistenza legale e psicologica, terapie individuali e di gruppo e finisce con un percorso di formazione professionale. La Brigada de la Alegrìa (Brigata della Gioia), nata all’interno degli oratori salesiani della città, è come se fosse un circo itinerante e il suo obiettivo è portare felicità, gioco e gioia all’interno delle carceri minorili, in particolare nel CERSAI, il centro di riabilitazione sociale degli adolescenti di Ciudad Juarez.

In India, a Chennai, città situata nel golfo del Bengala, capitale dello stato del Tamil Nadu, i Figli di Don Bosco lavorano costantemente per tutelare i bambini a rischio in conflitto con la legge. Ragazzi che vengono rinchiusi in istituti di detenzione dove sono costretti a stare in isolamento, spesso subendo abusi e violenza dal personale. Bambini soli, trascurati, sfruttati, vittime della criminalità e della delinquenza minorile. Partendo dal presupposto che ogni bambino che si trova in carcere è in primo luogo un bambino in difficoltà, il progetto che portano avanti i salesiani di Chennai prevede percorsi psicologici, riavvicinamento familiare, orientamento e formazione professionale, fino all’accoglienza presso una struttura salesiana, quando possibile.

In Angola invece non esistono istituti carcerari riservati ai più piccoli, chi commette un reato, dopo la decisione del giudice, viene preso in carico dai servizi sociali. I salesiani, conoscendo bene la realtà, essendo presenti nel Paese dai primi anni 80, a Luanda, la capitale, gestiscono programmi di riabilitazione per chi ha infranto la legge, coinvolgendo attivamente anche le famiglie, attraverso un percorso strutturato con l’obiettivo di far rientrare i ragazzi nel nucleo familiare. Il progetto si chiama “Um novo começo” (Un nuovo inizio) ed è costituito da quattro punti: prevenzione, difesa dei diritti dei più piccoli, rieducazione e reinserimento sociale.

Un progetto per aiutare i minori in carcere al centro della Corsa dei Santi

Questi tre progetti li abbiamo raggruppati sotto un unico cappello, un programma di aiuto e sostegno ai più giovani chiamato: “Il tuo amore può abbattere le sbarre”. Un progetto che abbiamo deciso di promuovere all’interno della nuova edizione della Corsa dei Santi, la gara di solidarietà organizzata da Missioni Don Bosco che si tiene ogni anno il 1 novembre, in occasione della Festa di Ognissanti. Quest’anno la corsa di 10 km su strada, che generalmente attraversa le strade del centro di Roma partendo da Piazza San Pietro, avrà una formula diversa a causa dell’emergenza sanitaria, ma, come sempre, avrà al centro un progetto benefico che trasforma una competizione sportiva in una gara di solidarietà.

Il Fondo speciale dedicati ai minori in carcere

In Angola, in Messico, in India i bambini e i giovani hanno bisogno del tuo aiuto per vedere che oltre le sbarre c’è futuro. Per questo motivo abbiamo deciso di istituire un Fondo Sociale dedicato al sostegno dei minori che si trovano detenuti nelle carceri minorili nei Paesi come Messico, India, Angola e non solo. I Figli di Don Bosco sono presenti in diversi Paesi vicino ai ragazzi in carcere, come in Sierra Leone, a Freetown, dove i missionari sono gli unici a poter entrare nel carcere di Pademba, dove portano generi alimentari e medicine, oltre ad offrire supporto legale e psicologico. Un fondo per aiutare e stare a fianco a centinaia di bambini che hanno bisogno di te. Il sostegno che ci chiedono i missionari dal Messico, dall’India, dall’Angola, dalla Sierra Leone non possiamo e non vogliamo ignorarlo.

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