L’attualità educativa del pensiero e dell’esempio di san Francesco di Sales

San Francesco di Sales

Ci sarebbe stato il Giovanni Bosco (1815-1888) del metodo preventivo senza l’azione e la persona di Francesco di Sales? E perché il prete dei giovani ha scelto il vescovo di Ginevra come fonte di spiritualità per la congregazione a cui diede vita?

A queste domande abbiamo avuto risposta da don Gianni Ghiglione, uno dei maggiori conoscitori del pensiero e dell’azione di quel santo teologo e predicatore francese che ha incarnato la sollecitudine pastorale della riforma cattolica in Europa.

Lo stesso intervistato in un suo libro è stato ancora più radicale nella formulazione delle domande, rovesciando in paradosso il punto di vista: “Don Bosco fu un vero SALESiano?” (Elledici, 2014).

Alcune frasi che troviamo nella biografia del Santo piemontese risalgono alla corrente pedagogica dell’amorevolezza che scaturì, assieme ad altri frutti, dalla faticosa opera di aggiornamento della Chiesa cattolica (il Concilio di Trento; N.d.R.) dopo il terremoto della Riforma protestante. Don Ghiglione mette in evidenza come esempi le espressioni “occorre guadagnare il cuore dei giovani”, “per essere autorevoli occorre farsi amare”, “formiamo buoni cristiani e onesti cittadini”: se diamo per assodato che questi facciano parte della teoria del metodo preventivo, se avvertiamo che quelle parole sgorghino dal cuore di Don Bosco, dobbiamo riconoscere che la mente da cui sono partite è quella di chi egli scelse come modello di santità.

San Francesco di Sales esponente della corrente di pensiero pedagogico post-tridentina

Don Ghiglione ricorda alcune figure che costellano la storia della pedagogia italiana: i fratelli Cavanis, Ferrante Aporti, padre Teppa, Antonio Rosmini, contemporanee o di poco precedenti l’esperienza di Valdocco; a loro volta, esse appartengono a un movimento di pensiero che risale ai nomi di chi Oltralpe attuò il Concilio di Trento sul piano della formazione: Duval, Binet, Champagnat, Monfat,Poullet, Dupanloup  attori della cultura e della società fedeli all’ispirazione cattolica, i quali avvertirono l’impegno di rifondare i percorsi di istruzione e di educazione alla luce della modernità che si stava imponendo nella Storia.

Queste radici nulla tolgono alla genialità di Don Bosco, che seppe tradurre le intuizioni e le metodologie innovative facendole diventare il cardine del suo servizio ai giovani, particolarmente i più ‘pericolanti’.

Quando occorre, come in questo tempo, affrontare l’emergenza educativa, ossia la ridotta capacità degli adulti di mettere a fuoco e di trasmettere i valori fondanti della personalità (e conseguentemente della socialità), la ricerca di quelle radici e la loro estensione al presente è un impegno da assumere, in casa salesiana e non solo.

Due cose belle e importanti San Francesco di Sales può insegnarci ancora oggi” sottolinea don Ghiglione, “la prima è il senso dell’amicizia”: ne troviamo ampia traccia nella sua biografia e precise definizioni nelle sue lettere. “Quando terminò gli studi a Parigi, il suo ritorno ad Annecy fu una marcia di oltre 300 chilometri a piedi, a cavallo e in carrozza insieme a quattro suoi compagni di studi con i quali evidentemente si era creato un rapporto strettissimo”. Possiamo immaginare quale confidenza esistesse fra loro, che permise di commentare in modo approfondito gli anni condivisi sui libri, le osservazioni sullo stato del mondo, i sogni di ciascuno: non una vicinanza formale, non una chiacchiera superficiale, ma un vero incontro di cuori lungo una strada che diventa simbolo di un cammino da amici.

I suoi scritti, le sue lettere sono una miniera di considerazioni e di testimonianze sulla amicizia” ricorda don Ghiglione. Andrea Ravier raccolse le sue ‘Lettere di amicizia spirituale’ dove ogni destinatario è un uomo o una donna conosciuti in profondità da Francesco sacerdote, in molti casi fino all’intimo dell’anima. Cosa può suggerire questo ai giovani (e non solo) di oggi? “Hanno la tendenza a tenere lo sguardo basso, piegato sul cellulare: dovrebbero volgerlo piuttosto allo sguardo altrui in uno scambio interpersonale”. Inviamo battute e pensieri rapidi attraverso i social media ma, raccomanda don Ghiglione, “cerchiamo anche di comunicare cose profonde da vivere e da trasmettere!”.

Capacità di amicizia e carattere forte: elementi della persona da costruire

La seconda cosa che ci può consegnare oggi san Francesco di Sales è la cura del carattere” continua il nostro interlocutore. “Egli non era nato santo: aveva una tempra orgogliosa, pronta a scattare contro le persone avverse. L’origine nobile lo faceva essere una sorta di cavaliere medievale pronto a lavare le offese o semplicemente a sbandierare la sua superbia”. La mitezza comunemente attribuita al santo Vescovo non era espressione del suo carattere ma di una impegnata educazione di questo: “il cervello ribolle ma per grazia di Dio riesco a tenere sotto controllo i sentimenti” confessava ai suoi amici come Jeanne-Françoise Frémyot, baronessa de Chantal, che divenne con lui fondatrice dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria. L’autocontrollo – al quale si è attenuto nel suo relazionarsi con gli altri e nello svolgere il suo ministero pastorale – è parte della sua ascesi spirituale. Fu un’educazione permanente non alla repressione dei sentimenti ma alla loro conversione in empatia verso gli altri [una lezione che oggi andiamo a cercare nelle filosofie orientali ma che non è inedita per la cultura del cuore cristiano d’Europa; N.d.R.].

Per don Ghiglione questa ‘lezione’ sarebbe da riprendere per risolvere i tanti problemi di relazione che incontriamo nelle nostre giornate. “Nelle famiglie, tra colleghi, fra gli stessi operatori socio-educativi prevalgono i conflitti personali. Anche le relazioni di coppia ‘saltano’ perché i due non hanno un carattere coltivato, fatto di pazienza, di rispetto, di autocontrollo”.

La salesianità è questo, e Don Bosco se n’è fatto portabandiera incastonando il nome di Francesco di Sales nello scudo della sua ‘casata’ religiosa: “Un progetto di educazione dei giovani che gradualmente si è esteso a tutto il mondo perché evidentemente è valido ad ogni latitudine, fondato sui noti principi dell’amorevolezza, della ragione e della religione” ribadisce don Ghiglione.

Lo vediamo continuamente con i nostri missionari, carichi di una passione educativa veramente ‘alla salesiana’ perché fondata su una spiritualità profonda.

La conclusione dell’intervista è una considerazione che può diventare quasi uno slogan: “il nostro è un metodo che viene da lontano e che va lontano!”. Nel tempo e nello spazio.

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