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Pubblicato in News, diario di viaggio

Ragazzi in una scuola salesiana Sri Lanka

Le stragi di Pasqua nello Sri Lanka: i salesiani soccorrono le vittime

 

 

 

 

Non ci sono salesiani o case salesiane direttamente colpiti dalla carneficina. Tuttavia, stiamo cercando di sapere se qualcuno dei nostri parrocchiani o ex allievi sia tra le vittime degli attentati, uccisi o feriti”. Scrive così oggi (24 aprile 2019; n.d.r.) padre Joseph Almeida, ispettore dei salesiani nello Sri Lanka, dopo le stragi di Pasqua nel suo Paese.

Nello Sri Lanka i Salesiani sono presenti dal 1956; attualmente sono strutturati in una visitatoria, dedicata a San Giuseppe, e contano 99 professi e 7 novizi distribuiti in 14 case, con sede centrale a Dungalpitiya.

Sono profondamente addolorato di scrivere queste poche righe sugli orribili eventi che si sono svolti nella mattinata della domenica di Pasqua, il 21 aprile”, che il religioso non esita a definire “di proporzioni epiche”.

Le potenti esplosioni - sei alle 8:45 e poi altre, due ore dopo - hanno colpito la chiesa di Sant'Antonio a Colombo, la chiesa di San Sebastiano nella città costiera occidentale di Negombo (vicina alla località di Dungalpitiya; n.d.r.)  e un'altra chiesa nella città orientale di Batticaloa mentre erano in corso le preghiere della domenica di Pasqua. Gli attacchi suicidi hanno preso di mira folle che contenevano un gran numero di anziani, di donne e di bambini. Sono seguite altre tre esplosioni negli hotel a cinque stelle: lo Shangri-La, il Cinnamon Grand e il Kingsbury.

Ci sono almeno 45 bambini tra le oltre 359 persone uccise, fra le quali anche 3 agenti di polizia e 38 stranieri: Americani, Australiani, Bangaladeshi, Inglesi, Cinesi, Danesi, Olandesi, Indiani, Giapponesi, Portoghesi, Sauditi e Turchi. Ma i funzionari delle Nazioni Unite che hanno stilato il bilancio ufficiale contano solo coloro che sono morti o feriti, e non tengono conto dei dispersi o di coloro che possono essere stati strappati in modo così violento da non avere parti del corpo identificabili.

A causa della situazione di tensione prevalente e della limitazione del movimento” spiega il superiore dei salesiani locali, “non siamo in grado in queste ore di raggiungere le vittime. Tuttavia noi di Don Bosco stiamo valutando la situazione insieme alla Chiesa locale e ad alcune ONG per servire al meglio le vittime della tragedia e l’intera nazione dello Sri Lanka in questo momento di crisi”.

Le autorità hanno detto che un piccolo gruppo islamico radicale, il National Thowheeth Jama'ath (NTJ), ha effettuato gli attacchi, con l'aiuto del gruppo militante internazionale ISIS. Dopo gli attentati, i servizi di sicurezza dello Sri Lanka hanno arrestato almeno 59 sospetti. Il governo ha iniziato gli sforzi di soccorso insieme alle organizzazioni della società civile. L'ufficio del Presidente ha dichiarato lo stato di emergenza, consegnando alla polizia ampi poteri di detenere e di interrogare i sospetti senza l'ordine del tribunale.

Padre Almeida rimarca il fatto che “questi attacchi interrompono in modo sconvolgente una calma che si era faticosamente creata in questa isola dell'Oceano Indiano con la fine dell'amara guerra civile 10 anni fa”.

Nel suo messaggio di Pasqua alla famiglia salesiana, l’ispettore aveva commentato il Vangelo della Resurrezione con l’invito di Gesù ad andare in Galilea, dove avrebbe atteso i suoi discepoli. “Ritornare in Galilea significa risrilankaletterleggere tutto sulla base della croce e della sua vittoria. Per rileggere tutto - la predicazione di Gesù, i suoi miracoli, la nuova comunità, l'eccitazione e le defezioni, sì, perfino il tradimento - per rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo atto supremo d'amore”. Sono parole di fede marcate tuttavia dal dolore: suonano particolarmente calzanti nell’attuale condizione dello Sri Lanka. Lette a posteriori sono come un incoraggiamento ad affrontare l’attuale tragedia avvenuta proprio il giorno della Festa: “Il Vangelo di Pasqua è molto chiaro: dobbiamo tornare là, vedere Gesù risorto e diventare testimoni della sua risurrezione”.

 

 

Padre Almeida ringrazia per le preghiere e per la condivisione dei sentimenti di lutto del suo Paese e chiede per favore di “continuare ad accompagnarci con le preghiere e il sostegno affinché la pace possa prevalere, le vittime siano debitamente aiutate e che tutti noi siamo uniti di fronte a un così grande male”.

 

 Restiamo in attesa di aggiornamenti da Gabriele Garniga missionario a Negombo.

 

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