“Non siamo soli: i poveri ci scrivono per dirci che ci vogliono bene”

Giampietro Pettenon in missione

“Ora siamo noi a ricevere un aiuto proprio dalle persone che abbiamo sostenuto nei vari Paesi di presenza salesiana”: così Giampietro Pettenon apre la sua riflessione su questo momento caratterizzato dall’epidemia di coronavirus.

Con un messaggio ai benefattori, il presidente di Missioni Don Bosco rimarca “il sostegno che i missionari ci danno con la loro adesione al dolore e alla sofferenza che tutto il popolo italiano sta attraversando in questi giorni. Ci assicurano preghiere e vicinanza spirituale”.

Fin dal primo dilagare del virus in Italia, i vari interlocutori di Missioni Don Bosco dall’estero si informano sullo stato dell’epidemia in Italia e ci assicurano la vicinanza nella preghiera. In questi giorni è giunta una comunicazione al signor Petttenon dall’India. Il direttore dell’ispettore del Tamil Nadu, Arul Maran, scrive: “Abbiamo ricevuto notizie inquietanti dall’Italia e quanto gravemente il Nord Italia sia stato colpito dal coronavirus, turbando il normale funzionamento della vita. La situazione sta diventando grave con molte morti… Sono davvero preoccupato per te e per i membri della Onlus“. Con molta fraternità fa le sue raccomandazioni: “Prendi precauzioni, non viaggiare troppo”.

L’attività di Missioni Don Bosco non può fermarsi perché deve dare continuità agli aiuti che in molti casi essenziali sono per la sopravvivenza. Anche se gli uffici di Valdocco sono chiusi, si tengono sotto controllo le scadenze e si cerca di utilizzare il Web per mantenere i contatti diretti con i missionari e per far circolare le informazioni con chi ha a cuore i progetti e le persone che ne beneficiano. “Sto pregando per la tua sicurezza” aggiunge l’ispettore indiano, “sto assicurando le mie preghiere per te e per tutti i nostri benefattori. Possa il Dio onnipotente proteggere l’Italia dal virus del male. Dio sia con te durante questo periodo di emergenza e di prova“.

I missionari italiani ci scrivono messaggi continuamente. A volte ci stupiamo per la velocità del rimbalzo di post e link fra l’Italia e i diversi Paesi, ma le parole che ci arrivano per questa via, filtrate dalla loro esperienza – hanno un peso maggiore. Così Riccardo Racca che dal Ghana scrive: “Impariamo a capire che questa è una lotta contro le nostre abitudini e non contro un virus”. E poi, nel rispetto dei lutti e delle sofferenze, una nota di serenità in gusto oratoriano: “Direi che una piccola dose di umorismo può prevenire il contagio.” Terapia suggerita anche da alcuni medici che in questo periodo intervengono nei media.

Un messaggio importante è stato dato dal rinnovato Consiglio generale dei salesiani, che ha affidato all’economo Jean Paul Muller l’incarico di allertare i confratelli in ogni nazione e di adottare buone pratiche per arginare la diffusione del virus. Non si tratta solamente di attenersi alle restrizioni suggerite dagli epidemiologi, ma di cogliere l’occasione per rinforzarsi a beneficio di sé e delle persone che si incontrano. Ecco qualche suggerimento:

  • Solidarietà: come possiamo aiutare coloro che hanno bisogno?
  • Promozione di uno stile di vita sano nelle nostre comunità e nelle famiglie di coloro che serviamo
  • Miglior sintonia con Dio e meno orgoglio nella nostra “conquista” della natura attraverso la tecnologia
  • Scoprire o inventare metodi di apprendimento a distanza basati sul lavoro di squadra senza stare vicini
  • Evangelizzazione, ministero pastorale e consulenza attraverso i social media. Fai sapere a studenti, genitori e parrocchiani che sei disponibile in qualsiasi momento online.

Consigli di saggezza pratica per le comunità dei religiosi ma certamente utili anche ai laici. È su questa strada che si può pensare di valorizzare questa “quarantena” per costruire un “dopo” migliore.

Un dopo che con gli occhi di Missioni Don Bosco vede la necessità di mettere a fuoco le nuove risorse e di trovare i mezzi per andare incontro ad esse (si registra in questa fase un calo generalizzato di donazioni per tutte le attività solidali), ricordando che la situazione drammatica nel nostro Paese ha effetti più devastanti in terra di missione: “Noi Italiani abbiamo un sistema sanitario ottimo, uno dei migliori del mondo… e ciononostante la gente muore lo stesso!” scrive Giampietro Pettenon, “Nei Paesi in via di sviluppo se li sognano i nostri medici e i nostri ospedali. Non possono nemmeno stare in una casa, perché una vera casa, come la intendiamo noi, loro non ce l’hanno”.

Ispirati allo stile di Don Bosco, che non esitò a mobilitare con tutte le cautele i suoi ragazzi per soccorrere la cittadinanza ai tempi della peste a Torino, i salesiani si apprestano a rimanere saldi al loro posto. Come confida don Angelo Regazzo da Addis Abeba: “Ho deciso di rimanere accanto ai nostri monelli buoni, anche a rischio della vita, perché non hanno nessuno che si prenda cura di loro”. È da persone così che ci arrivano messaggi di solidarietà: dunque non sono parole vane ma testimonianze di fede.

“Non siamo soli” conclude il presidente di Missioni Don Bosco, “non lo eravamo prima, quando noi aiutavamo i più poveri. Non lo siamo ora che questi poveri ci scrivono per dirci che ci vogliono bene”.

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