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Pubblicato in News

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Novità e tradizione a Valdocco: finestre come un calendario d’Avvento

 

 

 

 

Per immaginare il Natale della tradizione europea, la mente punta a Nord: la neve, la slitta di San Nicola che scende dalle vastità polari…  Un’abbondanza della fantasia per sottolineare “il freddo e il gelo” che accolgono il 25 dicembre il Bambino posto nella mangiatoia.

È una immagine che ritorna nei presepi, sui quali una spruzzata di farina (o di più moderno ma inquinante spray) richiama i fiocchi che il riscaldamento climatico ci sta purtroppo sottraendo dall’esperienza dell’inverno.

Con una gradazione che segue quasi i paralleli del pianeta, la riproduzione dell’ambiente di Palestina di duemila anni fa, nelle famiglie e nelle cappelle, cede il passo all’abete ricco di doni, non meno carico di simbolismi della vita, a mano a mano che dal Mediterraneo andiamo verso il Mare Artico.

A tracciare tempi e ricordi dell’attesa del Natale di Gesù, esiste una sorta di “conto alla rovescia” che segna i 25 giorni del mese che portano al grande giorno: è il “calendario dell’avvento” che a sua volta si carica di messaggi che accompagnano le curiosità dei più piccoli (oltre che soddisfare la nostalgia dei grandi).

Quest’anno, per la prima volta, Missioni Don Bosco ha voluto portare su piazza Maria Ausiliatrice a Valdocco un grande calendario dell’Avvento: 24 tabelloni (m 1,20 x 2,40), ognuno con il numero di un giorno e un simbolo del Natale, che non possono non attirare l’attenzione di chi viene in preghiera alla Basilica ma anche di chi passa, a piedi o in auto (complice l’attesa del semaforo verde), per le strade limitrofe. Sono “macchie” di un colore giallo e rosso su cui si staglia in bianco il grande numero del giorno, che stanno riempiendo in questi giorni le 24 finestre della palazzina dove ha sede Missioni Don Bosco. La mano artistica che ha realizzato questa opera inusuale è di un veneto trapiantano giovane a Torino proprio per essere salesiano: è quella di Luigi Zonta, originario di Bassano, coadiutore salesiano insegnante per molti anni alla Scuola Grafica del Colle Don Bosco lungo i suoi 82 anni di vita.

Progettazione a stretto contatto con il presidente di Missioni Don Bosco, Giampietro Pettenon, anche lui salesiano proveniente da quella terra di contatto fra sud e nord Europa che è il Triveneto. Sono infatti “campioni”, in fatto di calendari-giganti che si affacciano sulle piazze, città come Bolzano, Bressanone, Vipiteno, degne compagne delle città della Germania, soprattutto della Baviera, che vivono l’Avvento come tempo che supera i confini della memoria cristiana per condividerne lo “spirito” con familiarità civile.

Il calendario dell’Avvento è in un certo senso espressione delle popolazioni dell’intero arco alpino, e Torino - che si definisce volentieri come la capitale delle Alpi - ha adottato il grande pannello artistico di Luzzati in una delle sue piazze centrali per compiere questo gesto dell’apertura di una “finestrella” ogni giorno (con l’agile prestazione dei pompieri su una scala telescopica). Ma mancava ancora l’idea con la quale Missioni Don Bosco spera di contaminare ulteriormente la città: finestre che si “aprono” metaforicamente con immagini che cadenzano l’avvicinamento della ricorrenza. E di palazzi che si affacciano non solo nel centro storico o nei quartieri benestanti, ma anche nelle periferie, di cui Valdocco è avamposto sociale.

L’idea è piaciuta, sebbene fino alla vigilia di Natale non la vedremo compiuta. Ma si sta già pensando a come svilupparla. Don Bruno Ferrero pensa che la prossima edizione potrebbe portare caratterizzazioni etniche su ciascun pannello, per rappresentare l’ampia gamma di popoli con i quali i salesiani sono in rapporto. E con una constatazione di fondo: la missionarietà oggi è considerata soprattutto in “direzione sud” del pianeta. Il richiamo a una tradizione nordica, oltre che dare giusto riscontro all’articolata esperienza dei Figli di Don Bosco, segnala una direzione di annuncio e di servizio che mette in primo piano il bisogno di evangelizzare questa nostra Europa. A incominciare dai quartieri sopraffatti dal quotidiano e incapaci di alzare lo sguardo verso Betlemme.

 

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