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Pubblicato in News, Progetto

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Per lo sviluppo delle comunità più marginali ripartiamo dall'acqua

 

 

 

 

 

Acqua potabile per i residenti di due villaggi nel pieno del Mato Grosso, nell’area riservata di Tadarimana dove vivono i Bororo. Due villaggi neppure censiti nelle mappe, mentre una vista dall’alto dei satelliti consente di scoprire nel fitto della foresta le poche case di Póbo Jári e di Pobori. È lì che i Salesiani del Collegio di Sant’Antonio di Cuiabà vogliono costruire due pozzi per soddisfare le esigenze alimentari e sanitarie di un centinaio di residenti.

Non è il primo scavo che avviene in zona: altri villaggi dell’area sono stati già forniti di pozzi negli anni scorsi e i benefici già si toccano con mano. “Nei pozzi giá fatti negli altri villaggi finanziati da Missioni Don Bosco, da alcune diocesi tedesche e dai salesiani svizzeri sono migliorata molto la salute dei popoli indigeni e ridotta la mortalità infantile” ci scrivono Mario Bordignon e don Augusto Issao Kian della comunità salesiana, i responsabili itineranti del progetto.

Può suonare strano, a noi lontani da quelle terre che consideriamo fertili e ricche di fiumi, che ci sia un problema di disponibilità di acqua potabile. Ma ancora i nostri due missionari ci spiegano: “Qui vige un regime tropicale, con periodi di piogge e periodi di siccità, sempre più lunghi a causa dei cambiamenti climatici”. La parola “póbo” significa “acqua” nella lingua locale, e i nomi di Póbo Jári e di Pobori fanno facilmente intuire che in quel territorio non manchi questa risorsa. Ma l’aggiunta del termine “jári” è un campanello d’allarme: significa “stagno”. Dissetarsi in quei due villaggi è possibile ma solo accettando il rischio di infezioni, le quali derivano tanto dai parassiti che si annidano nelle acque stagnanti quanto dai residui dei trattamenti chimici dei terreni che finiscono nei fiumi. Solo l’acqua piovana, che arriva per sette mesi fra un periodo asciutto e l’altro, costituisce una risorsa accettabile.

“La situazione sociale del popolo Bororo è discreta, ma la gravissima carenza riguarda la disponibilità di acqua potabile. Il governo brasiliano ha ridotto molto gli investimenti a favore dei popoli indigeni, dice che non ha soldi nell’attuale crisi economica e politica” sottolineano i nostri missionari. Nella capitale del Mato Grosso, Cuiabà, invece si sono trovati i fondi per costruire uno stadio da 43.000 posti in occasione dei Campionati mondiali di calcio del 2014.

Ciascuno dei due piccoli villaggi, Póbo Jári e Pobóri, ha circa 45 abitanti. La maggioranza dei Bororo è battezzata, i Salesiani stanno loro vicino solo da qualche anno facendo base nella cittadina di Rondonopolis da cui distano poco più di un’ora di automobile. È rilevante il fatto che si tratta di una popolazione molto collaborativa: i residenti sono coinvolti nell’aiutare la costruzione dei pozzi, specialmente per quel che concerne le escavazioni dove collocare i tubi e i cavi. “Per questo noi chiediamo solo l’aiuto per l’acquisto del materiale dai fornitori locali, non per retribuire il personale” precisa l’economo ispettoriale Altair Gonçalo Monteiro. Non appena sarà disponibile il finanziamento, la costruzione dei pozzi potrà avvenire nell’arco di breve tempo.

Il progetto che Missioni Don Bosco ha deciso di sostenere infatti fa parte degli interventi dell’Assistenza Missionaria Ambulante (AMA), una delle iniziative della Missione Salesiana in Mato Grosso (Ispettoria di Campo Grande) a favore degli indigeni Xavante e Bororo. Il personale dell’AMA viene pagato dalla locale Ispettoria, che garantisce la futura manutenzione necessaria per l’efficienza degli impianti. É un progetto di aiuto umanitario per la salute, secondo quanto ribadito nel Capitolo generale laddove si riafferma che i Salesiani hanno per obbiettivo una “pastorale integrale in difesa della vita in tutte le sue dimensioni”.

Su questa precisa linea di indirizzo, Missioni Don Bosco ha definito un campo di azione proprio sul tema del “diritto all’acqua”, condizione di partenza per garantire alle comunità oggi più emarginate di ripartire su una base solida di sanità. Ciascun pozzo costa 5.000 € e tu, con un’offerta di 20, 30, 40 €, puoi fare tantissimo!

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Questo stesso mese, due progetti idrici, in Tanzania e in India.

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