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Pubblicato in Notizie dalle Missioni, News

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Quando il povero aiuta il povero: il "caso" Guatemala

 

 

 

 

 

A padre Giampiero De Nardi giunse dal Canada nei primi mesi di quest’anno un container con aiuti in cibo e in medicinali per la gente del suo villaggio, San Benito, nella regione settentrionale del Petén in Guatemala.

Rallegrandosi per la generosità dei benefattori, il missionario aprì ogni cassa e ogni scatola, provvedendo a metterne ordinatamente il contenuto nel magazzino parrocchiale. Tra le varie cose arrivate trovò 10 casse di maschere di protezione per infermieri. Sul momento commentò fra sé e sé: “E con queste che ci faccio? Anche se nella nostra clinica ne usassimo una decina tutti i giorni, mi basterebbero per i prossimi cinquant’anni!”. Da buon salesiano avrà anche pensato che forse lo spazio occupato da quei presìdi sanitari sarebbe stato meglio destinarlo a qualche scatola di cibo in più per i ragazzi dell’oratorio. Ma “a caballo regalado no le mires los dientes” si dice in spagnolo, e di certo nulla va perso in un Paese che è il solo del Centroamerica che ha visto aumentare i livelli di povertà negli ultimi dieci anni. “… e la situazione non è destinata a migliorare” ci confida lo stesso padre De Nardi.

Tuttavia egli si è dovuto ricredere quanto a lungimiranza della Provvidenza: a distanza di pochi mesi, infatti, quelle mascherine si sono rivelate fra i beni più utili quando anche la sua parrocchia ha partecipato alla raccolta straordinaria di aiuti per le vittime dell’eruzione del Volcán de Fuego del 3 giugno. Assieme alle bende per fasciature che aveva trovate stipate nel container, le protezioni per i soccorritori e per gli infermieri accorsi nella zona colpita si sono rivelate una benedizione di cui la comunità di San Benito è stata come il tramite: “A quanto pare la donazione il Signore me l’aveva mandata, ma non per i miei parrocchiani!”.

L'eruzione ha colpito direttamente e indirettamente 1,7 milioni di persone, causando un numero imprecisato di morti. I dipartimenti di Escuintla, Chimaltenango e Sacatepéquez sono stati i più colpiti dall'eruzione. Il Coordinamento Nazionale per la Riduzione dei Disastri (Conred), che si occupa di organizzare le attività a favore degli sfollati, ha parlato di 12.000 vittime e di oltre 3.300 persone nei rifugi abilitati. Ma si ritiene fondatamente che queste cifre siano parziali.

La Chiesa si è mossa per rispondere a questa emergenza nazionale; le parrocchie si sono immediatamente trasformate in punti di raccolti di viveri in tutto il Guatemala e in alcuni casi (soprattutto nelle diocesi colpite) anche in rifugi di emergenza per le famiglie ritrovatesi senza casa.

Anche la parrocchia di San Benito di padre De Nardi ha organizzato una raccolta in due fasi per aiutare gli sfollati: la prima, immediata, è stata quella di generi alimentari e medicinali, la seconda è stata quella di denaro da inviare insieme con le altre parrocchie del Vicariato del Petén. “La risposta è stata generosissima” commenta il missionario.

Diverse persone hanno partecipato all’appello delle autorità a fornire beni in grado di alleviare i disagi delle vittime e si sono impegnate per fronteggiare il bisogno. “È impressionante sapere che tutto l'aiuto che i guatemaltechi stanno dando sta arrivando a destinazione, che i rifugi sono forniti di cibo, di acqua e di vestiti. Viviamo molto lontano dalle zone colpite dall’eruzione del Volcán de Fuego, però condividiamo con le zone colpite da questo disastro le difficoltà di ogni giorno.”.

 Il Guatemala è al quinto posto tra i dieci Paesi con più morti segnalati a causa di disastri naturali. In questi ultimi cinque anni, è stato devastato da: 2 terremoti (davvero tremendi), 1 uragano, 1 inondazione, diverse frane con più di 600 morti, e adesso l’eruzione vulcanica. Per non parlare del disastro ecologico del fiume La Passione, dove sono stati gettati rifiuti tossici che hanno provocato la morte di tutta la fauna ittica e della flora.

“A volte penso che ci stiamo come abituando al fatto che ogni anno debba succedere un disastro, e questo pensiero mi terrorizza” ci scrive padre De Nardi, “però quello che più mi impressiona è la generosità della gente: un Paese povero sta dimostrando in tutte le situazioni di emergenza una generosità encomiabile”.

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