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Pubblicato in Progetto, News

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Quando la benzina costa meno dell’acqua minerale

 

 

 

 

 

Se domani il governo vi dicesse che i vostri stipendi aumenteranno del 58% sareste contenti, giusto? In Venezuela una notizia del genere è benzina gettata sul fuoco dell’iperinflazione, significa che i prezzi dei beni di prima necessità quadruplicheranno e che la gente, già alle prese con gravi problemi di malnutrizione, sarà costretta a fare i conti con la fame, quella vera, quella che uccide.

L’unica cosa che davvero costa un’inezia è la benzina: con pochissimi centesimi di euro si può fare il pieno a un suv, l’equivalente di circa 400 bolivares, la moneta locale. Se qualcuno ti dice che a 300 km da casa tua vendono la carne a un ottimo prezzo tu prendi la macchina e vai, sperando che sia vero.

In Venezuela se buchi una gomma puoi dire addio al tuo lavoro, comprarne una usata costerebbe circa otto milioni di bolivares, non basterebbe una vita per poterla comprare e i mezzi pubblici sono troppo cari, superano abbondantemente quello che una persona guadagna in un mese.

Il salario medio mensile equivale a poco meno di 2 euro, circa 40.000 bolivares, avete capito bene. Una bottiglia d’acqua costa 16.000 bolivares, un kilo di riso è passato, nel giro di tre giorni, da 14.700 a 240.000 bolivares. Ma la carenza di denaro, per ironia della sorte, non è un problema, gli scaffali dei supermercati sono vuoti.

Un anno fa un sacchetto di sapone per il bucato costava 40.000 bolivares, oggi ne servono 635.000 per poterlo comprare, bisogna tornare ai metodi della nonna, cenere e olio di gomito, per poter mandare tuo figlio a scuola con i vestiti puliti.

In Venezuela si muore perché, se hai il diabete, non trovi l’insulina. I farmaci, oltre che scarsissimi, hanno prezzi incredibili, fuori dalla porta del 99% della popolazione.

La rivoluzione di Chavez è stata votata da quindici milioni di persone, le principali aziende sono state nazionalizzate ma a oggi l’unica che sembra ancora funzionare è la Polar, che produce birra. Sono cambiati i quadri dirigenti delle imprese, spesso non abbastanza qualificati per il ruolo di responsabilità assegnatogli. Non si fa più manutenzione, di nessun tipo, tanto i pezzi di ricambio non si trovano.

Caracas è sempre stata una città pericolosa ma ora il senso di insicurezza è diventato palpabile e purtroppo si è diffuso al resto del paese. Le automobili hanno tutte i vetri oscurati per evitare che dall’esterno si possa vedere se c’è qualcosa di prezioso da rubare. É la norma vedere file di 200 metri al bancomat, si ritirano al massimo10.000/20.000 bolivares, dipende dai giorni, con i quali si possono comprare una bottiglia d’acqua o un litro di latte, non entrambi. Bande armate assaltano le persone in coda e rubano quei pochi spiccioli, la vita non vale più nulla, nemmeno il costo di un caffè.

In Europa ci spaventano i barconi che arrivano dall’Africa e i richiedenti asilo che provengono dalla Siria. Senza voler sminuire la portata del problema bisogna sapere che il più grande fenomeno migratorio sul pianeta Terra non abita da noi. Il Venezuela, la nazione che possiede il più ingente giacimento al mondo di risorse disponibili, è il teatro della più grande fuga dalla fame e dalla povertà. Negli ultimi cinque anni circa quattro milioni di persone hanno cercato rifugio nei paesi vicini, su tutti la Colombia, che però oggi schiera l’esercito sui propri confini per arginare questa ininterrotta emorragia di persone. In Venezuela anche i cubani non ci sono più, lavoravano soprattutto in campo medico e scolastico, grazie a un accordo tra i due paesi che prevedeva uno scambio alla pari: il petrolio a Cuba, forza lavoro qualificata al Venezuela. Oggi dal paese scappano anche i medici e gli insegnanti venezuelani.

Lo stato delle cose è in continua evoluzione, purtroppo sempre con il segno negativo a farla da padrone. Tutti i dati sono in peggioramento, costante e ineluttabile.

Il popolo venezuelano vive in stato di indigenza e le elezioni che si sono appena svolte nel paese purtroppo non sembrano essere un segno di inversione di tendenza. Nei prossimi mesi si capirà se le pressioni internazionali e la situazione sempre più disperata porteranno a una svolta.

 

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