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Pubblicato in Testimonianze Missionari

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UN IMPERATIVO, NON UNA SCELTA

Sianoukville, Cambogia: la missione del salesiano Roberto Panetto

 Sono arrivato in Cambogia nel 1989. Nessun luogo meglio di quello di quello avrebbe potuto esaudire il mio desiderio di stare al fianco della gioventù più povera. -   Per Roberto Panetto missionarietà è sinonimo di Cambogia, perché la realtà che ha conosciuto lì alla fine degli anni ’90 è la più drammatica che si possa - Il Paese era una distesa di campi profughi, io sono arrivato lì per implementare delle piccole scuole tecniche che già esistevano al loro interno. Ho avviato altri 6 istituti tecnici, costruiti con foglie e bambù, creati per aiutare i profughi . 350.000 in tutta la Cambogia, quasi tutti minorenni. Erano come i bambini e i giovani che seguiva Don Bosco: abbandonati, orfani, senza prospettive, con nessuna sicurezza per il futuro. - Da allora è passato molto tempo, la situazione nel Paese è in parte migliorata, e oggi Roberto Panetto continua ad occuparsi di giovani e formazione (ha aperto un albergo a Sianoukville, una località turistica sull’Oceano in cui impiega i ragazzi che escono dall’istituto alberghiero da lui fondato, e segue diversi progetti per giovani emarginati)… Per me stare accanto alla gioventù cambogiana è stato, ed è, un imperativo. Non una scelta. - E l’entusiasmo dei suoi ragazzi è la sua più grande ricompensa: - Quello che ha conquistato veramente il cuore dei cambogiani è la paternità di Don Bosco. L’affabilità, la sua informalità, il suo essere veramente a fianco dei giovani. Don Bosco ha affascinato il loro cuore come padre, come guida e come persona vicina – conclude.

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