Un percorso di rinascita per i ragazzi di Haiti

Un futuro tra i banchi per i ragazzi di Haiti

Repubblica Dominicana e Haiti condividono la stessa isola caraibica, Hispaniola, ma i percorsi che i due Paesi hanno intrapreso si sono discostati molto, in parte anche per fattori culturali e ambientali. Molti turisti che si recano a Santo Domingo  e nei resort caraibici del Paese non hanno la percezione che sull’isola esiste anche un’altra nazione, che è stata colonia francese e il primo stato a dichiarare l’Indipendenza nel 1804.

Entrambi i Paesi sono soggetti a eventi climatici avversi come gli uragani, ma il territorio di Haiti purtroppo si trova proprio sulla faglia che divide la placca caraibica da quella nordamericana.

Nel 2010 una scossa di terremoto di 7,3 gradi della scala Richter causò danni nella confinante Repubblica Dominicana, mitigati dalla sua maggiore distanza rispetto alla faglia, mentre ad Haiti fin da subito fu chiaro che ci si trovava di fronte a un’immane catastrofe. La capitale Port-au-Prince fu rasa al suolo e a distanza di mesi si riuscì a stimare il numero dei morti, circa 230.000 su una popolazione di 10 milioni abitanti.

Haiti occupa in 153° posto (su 177) nella classifica che calcola l’Indice di sviluppo umano, il 60% della popolazione risulta privo di un’occupazione ed è di fatto lo Stato più povero dell’emisfero settentrionale. In un contesto sociale già drammatico per via delle misere condizioni di vita, dove le rimesse dei parenti dal Nord America permettono la sussistenza alle molte famiglie rimaste sull’isola, in un paese che negli ultimi decenni ha avuto una travagliata storia politica alcuni fattori che già erano fuori controllo sono letteralmente deflagrati.

Tra i fenomeni più diffusi vi è sicuramente la mancata scolarizzazione: circa un terzo dei bambini dai 6 agli 11 anni non ha frequentato le classi e la maggioranza degli studenti è fuori età scolare. Nell’alveo di questo enorme problema la condizione dei bambini e dei ragazzi di strada si è ulteriormente aggravata.

La questione degli  enfants des rues non è una novità per Haiti se è vero che già nel 1988 padre Attilio Stra – missionario da 45 anni nel paese – aveva creato un’opera salesiana a loro dedicata, con un programma strutturato in più tappe per cercare di recuperare umanamente e socialmente i minori più emarginati.

Un percorso di riscatto il tre tappe

Il progetto Lakay Don Bosco è un percorso di riscatto indirizzato ai bambini e ai ragazzi di strada che oggi, a più di 30 anni dal suo avvio, si divide in 3 tappe. La Rue è il primo passaggio, quello che prevede l’avvicinamento e la creazione di un rapporto di fiducia fra il salesiano o l’assistente sociale che lavora a contatto coi missionari; il secondo, Lakou (“cortile” in creolo), consiste nel ricevimento del minore in uno spazio di prima accoglienza ed eventualmente l’inserimento in un percorso scolastico o professionalizzante. La terza tappa, invece, si chiama Maison e prevede la presa in carico del minore per 2 o 3 anni presso la casa famiglia Foyer Lakay. Durante questo periodo la comunità lavora per il suo reinserimento socio-familiare, indirizzandolo verso una scuola professionale interna, frequentata anche da giovani che non vivono presso la struttura, che offre corsi di elettrotecnica, taglio e cucito, refrigerazione, estetica, falegnameria.

L’età e il livello di istruzione dei beneficiari differiscono rispetto alla normale scolarità degli altri ragazzi e spesso sono trascorsi diversi anni dalla loro ultima frequenza sui banchi scolastici, rendendo la loro integrazione nelle istituzioni formali di difficile attuazione.  Per questo motivo spesso per loro non è possibile immaginare un reinserimento scolastico nelle istituzioni formali, occorre prima permettergli di recuperare le lacune scolastiche con un programma più consono alle loro esigenze, fornendogli gli strumenti culturali utili per ricevere in seguito una formazione professionalizzante.

Presso la scuola salesiana Padre Artur Volèl è stato attivato uno specifico programma – approvato dal Ministero dell’istruzione – per il recupero degli anni scolastici che si sviluppa nell’arco di 4 anni invece di 6.

I beneficiari del progetto sono 54 giovani e adolescenti dai 14 anni in su (ragazzi e ragazze) del programma del progetto Lakay, ma sono coinvolti anche altri giovani che provengono dai quartieri limitrofi alla scuola (La Saline – Waff Jérémie – Fort -National e Cité Soleil) e che non hanno mai avuto accesso agli studi o che li hanno abbandonati prematuramente senza aver completato il ciclo di base.

La bontà di questo programma si valuta anche sulla base dei benefici indiretti, che riguardano le famiglie dei giovani, sia quelli che hanno spalle un nucleo famigliare sia i minori che dopo un vissuto sulla strada hanno tra gli obiettivi da raggiungere anche il ritorno in famiglia.

Grazie al supporto psicologico fornito sono stati osservati molti cambiamenti a livello relazionale, morale e intellettivo in questi bambini e ragazzi. Il condividere un percorso di riscatto con altri giovani che si trovano nella medesima situazione crea un clima solidale, dove il raggiungimento di un obiettivo diventa la vittoria di tutti e uno stimolo per fare del proprio meglio.

Un ruolo di fondamentale importanza lo stanno svolgendo gli insegnanti, che durante la pandemia hanno dovuto affrontare notevoli sacrifici, come ad esempio rimanere a scuola per lunghi periodi senza poter incontrare la propria famiglia. La scuola da parte sua ha modificato gli orari delle lezioni e attivato un servizio di trasporto dei dipendenti per ridurre al minimo i rischi di contagio e favorire il lavoro di tutti, incontrando la collaborazione di tutto il personale.

A livello scolastico l’attenzione e il sostegno individuale degli insegnanti agli alunni con percorsi di recupero personalizzati, specialmente per  i ragazzi più deboli nelle materie di base, hanno sortito risultati insperati.

Oggi la stragrande maggioranza degli studenti sono molto motivati, frequentano la scuola con entusiasmo e hanno compreso l’importanza del percorso che hanno intrapreso, consapevoli di avere ricevuto una seconda chance per migliorare la loro vita futura.

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