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Pubblicato in Notizie dalle Missioni, News

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Un piccolo meraviglioso dono che allarga il cuore

 

 

 

 

 

In questi giorni ero molto preoccupato: padre Michele nonostante i suoi 75 anni dimostra ogni giorno di lavorare per tre e di avere un cuore profondamente missionario, ma dall’anno prossimo qui a Petén in Guatemala rimarremo solo noi due in parrocchia.

Io che cerco di tenere tutto sotto controllo finisco sempre per correre il rischio di chiudermi nei miei progetti. Così, mentre con il padre Michele discutevamo su come portare avanti i vari fronti pastorali della parrocchia, in quali concentrarci e in quali doverci ritirare per il semplice fatto che siamo uno in meno, arriva un regalo inaspettato.

Il vescovo, Mario Fiandri, mi racconta che 12 famiglie sono state sfrattate dal loro villaggio, "Pollo Solo”, che si trova nella riserva protetta della biosfera Maya.

Prima che  il governo trovi un posto dove mettere queste famiglie passerano anni e queste persone saranno costrette a vivere nell’indigenza, scordate da tutto e da tutti.

Il vescovo ha interceduto con le autorità perchè lo sfratto non fosse violento. L’esercito li ha trasferiti temporaneamente in un terreno di un privato cittadino. La legge è legge e va rispettata, ma queste dodici famiglie che si trovano dal giorno alla notte senza casa, senza lavoro, perché coltivavano la terra dove vivevano, che faranno? Come sempre i governi di queste parti promettono molto e non fanno nulla di quello che proclamano.

È toccato al vescovo pagare l'affitto del terreno, ma il costo era eccessivo e le casse del vicariato non sono certo traboccanti. Per cui viene da me, chiedendomi se conoscevo qualcuno che vendesse un terreno a prezzi modici per sistemare queste famiglie.

La soluzione è stata molto semplice e la mia risposta ancora più rapida. "Mario, io ho un terreno dove potrebbero stare, qual è il problema?”. In quattro e quattrotto abbiamo organizzato tutto per trasferirli. Abbiamo costruito dei bagni molto semplici, abbiamo connesso l'acqua e pulito il terreno.

Dodici famiglie, cinquantasette persone di cui trentadue bambini da accudire! Dargli da mangiare, proteggerli dal freddo, costruirgli la casa, vedere come far studiare i bambini. 

Ho pensato a una preghiera di Madre Teresa di Calcutta, “Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo”. Ora la mia famiglia è cresciuta e il lavoro da fare anche, ma non mi lamento più... 

È un terreno dove dovremmo costruire una chiesa. Credo che non ci sia luogo più sacro dove edificarla dopo che vi abbiamo accolto queste persone.

Dopo due settimane sono andato a visitarli per vedere di cosa avessero bisogno e mentre parlavamo ad un certo punto mi hanno chiesto se mi ricordavo che gli avevo regalato dei semi di fiori. L’avevo scordato, tra le cose che avevo portato era ciò a cui avevo dato meno peso. Allora i bambini mi hanno preso per mano e mi hanno portato in giro per le baracche.

Erano già nate le prime piantine e loro erano orgogliosi di farmele vedere. Ho fatto fatica a trattenere le lacrime. Pensavo tra me, “guarda, un piccolo meraviglioso dono che allarga il cuore, un segno di dignità”. Io mi sono preoccupato del cibo, dei vestiti e dei medicinali, ma mi stavo dimenticando che sono persone con un cuore, con una dignità, con un'anima. 

La loro felicità nel mostrarmi i risultati come esperti agricoltori mi ha fatto sentire come abbracciato da loro... abbracciato da Dio. Mi ha fatto dire “si, ho fatto bene a venire qui in Guatemala... sono orgoglioso della scelta cho ho fatto sette anni fa”. C'è bisogno di me qui, per questa gente, nonostante i miei limiti, i miei peccati quotidiani e il mio egoismo. 

Ho ricevuto anche un altro schiaffo morale. Insieme ai fiori e al cibo gli avevo portato un pò di vestiti, perchè quelli che indossavano i bambini erano in uno stato pietoso. Finito il giro me ne hanno data indietro una parte dicendomi “padre, noi abbiamo già preso quello che ci serviva, questi li puoi donare ad altre famiglie, perchè non solo noi abbiamo bisogno”.

Qui c'è un espressione che dice "tragame tierra", ingoiami terra. Volevo sotterrarmi pensando a quante volte uno accumula cose che poi non gli servono mentre questa gente che non ha nulla si preoccupa di chi come loro ha bisogno.

Un abbraccio di cuore,

Don Giampy

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