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Pubblicato in News

Una famiglia ad Abobo Etiopia

Un piccolo paese fatto di polvere, capanne e sorrisi

 

 

 

 

 

Sulla strada che collega Gambella a Pugnido si trova il centro di Abobo, un piccolo paese fatto di polvere, capanne e sorrisi, quelli delle persone che lo hanno eletto a loro casa. Siamo in Etiopia ma la maggioranza della popolazione è di origine sudanese, perché questo lembo di terra è a ridosso del confine e sono molte le persone che hanno cercato rifugio qui per fuggire dalla guerra e dalle carestie. In un paese nelle cui zone rurali la povertà è endemica la situazione di questa gente è ancora più penosa: in una terra che non è la loro si ritrovano spaesati, senza punti di riferimento e privi di qualsiasi sostegno, eccezion fatta per i campi profughi che sono sorti nei dintorni di Gambella.

Abobo si trova sulla strada principale, l’unica asfaltata della zona che anche padre Filippo Perin usa per raggiungere la sua missione, Pugnido. Filippo si ferma sempre ad Abobo per incontrare Tere e Maria, le due dottoresse italo-spagnole che gestiscono il centro di salute, fondamentale punto di riferimento per gli abitanti della zona.

Il Centro di salute è un piccolo ospedale che accoglie uomini, donne e bambini, seguendo con particolare cura le mamme e le donne in dolce attesa. È una realtà molto conosciuta dalla popolazione perché non si limita a ospitare i degenti nei suoi repartini ma svolge anche un importantissimo lavoro capillare sul territorio. Gli infermieri che collaborano con Tere e Maria visitano i villaggi, hanno il polso della situazione quando la malaria endemica si fa viva con maggiore recrudescenza, invitano le donne più restie e timorose a recarsi nel loro ospedale per uno screening sanitario, combattono ogni giorno la loro personale battaglia contro la mortalità infantile. “Prevenire è meglio che curare” da queste parti non è un banale modo di dire e lo dimostrano le campagne di educazione e prevenzione rispetto a malattie come l’anemia, la parassitosi, la TBC e l’HIV.

L’Health Center di Abobo è un ospedale con un animo e una sensibilità femminile, gestito da donne davvero in gamba che rappresentano per queste persone un’opportunità concreta di vedere riconosciuto il loro diritto alla salute. Ha 40 posti letto e un repartino dedicato ai bimbi malati e a quelli che soffrono di denutrizione, oltre a una piccola ala che ospita l’Ostetricia.

Tra le varie corrispondenze che Missioni Don Bosco riceve quelle di Tere e Maria spiccano per la loro semplicità e intelligenza, con uno sguardo sempre lucido su quali sono le difficoltà che devono affrontare ogni giorno. La loro è una descrizione senza fronzoli, va dritta al punto, inanella dati che non sono sterili statistiche ma forniscono un quadro preciso su quali sono le priorità del centro di salute. Perché sono numeri, si, ma rappresentano persone in carne e ossa.

Eccoci dunque, Tere e Maria, noi donne di Abobo, a proporvi un aiuto per altre donne. Nel nostro piccolo centro siamo impegnate ogni giorno nella prevenzione e nella cura delle patologie endemiche, in particolare cercando di aiutare le mamme e i loro bambini.

Le nostre sono piccole ma significative azioni quotidiane: vaccinazioni delle mamme durante la gravidanza, prevenzione di malattie come anemia, ipertensione, malaria e infezioni varie che causano gravi conseguenze anche al neonato. Senza dimenticare l’importante attività di diagnosi precoce, screening regolare ed esami semplici da offrire gratuitamente. Seguiamo le mamme con i loro piccoli attraverso diversi programmi pre e post-parto, le sosteniamo con farmaci durante la gravidanza e forniamo un servizio di maternità con parto sicuro, garantendo il trasporto in ambulanza a Gambella per le donne che necessitano di interventi più difficili. Per darvi un’idea di cosa significhi tutto questo: abbiamo una media di quaranta vaccinazioni materne alla settimana e di trenta parti al mese.

Noi non sappiamo se domani avremo la fortuna di ricevere un aiuto per mandare avanti questo centro sanitario. Si, ci contiamo, ma non possiamo darlo per certo. L’unica cosa sicura è che domani, come ogni giorno, arriveranno delle mamme con i loro bambini per le vaccinazioni, si presenterà una donna in travaglio e un bambino avrà bisogno di urgenti cure mediche”.

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