Un progetto nato grazie al 5×1000 e alla generosità di una famiglia

Kasumbalesa una mamma con il suo bambino

Un ospedale nella Repubblica Democratica del Congo

L’iniziativa di costruire un ospedale in una cittadina di 200.000 abitanti nel cuore dell’Africa si sta rivelando provvidenziale. Dal 2004, quando il sacerdote salesiano Gaston Kashala Ruwezi è divenuto vescovo della diocesi di Sakania-Kipushi nella Repubblica Democratica del Congo, a Kasumbalesa, la popolazione è raddoppiata e le richieste di sanità diffusa sono cresciute.
Kasumbalesa è un crocevia di traffici, con persone e merci che transitano dal Paese verso il confinante Zambia, e viceversa. A questo si aggiunge la forte circolazione di migranti interni, che protagonisti di un esodo costante dalle campagne verso le città assieme al passaggio da sud a nord di migranti.

“Ho visitato la mia diocesi e dopo quattro anni ho potuto mettere a fuoco questa esigenza” ci ha spiegato 2 anni fa monsignor Ruwezi: “nella Repubblica Democratica del Congo non esiste un servizio sanitario pubblico, le cure si ottengono solo a pagamento. E i centri ospedalieri sono pochi in proporzione ai residenti”. Se prima era un salesiano sul campo, il nuovo ministero gli ha consentito di allargare lo sguardo e di potenziare le possibilità di intervento.

Grazie all’apporto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che si ora si occupano della gestione dell’ospedale, è stato facile delineare le richieste primarie e la sostenibilità del progetto. Ne è nata una struttura ospedaliera costituita da un dispensario, un reparto maternità e da cinque ambulatori specializzati. I primi reparti inaugurati sono stati proprio quello materno-infantile e uno dedicato alle cure per i sieropositivi. L’iniziativa ha pieno riconoscimento dallo Stato, ed è anche ciò che rende il progetto di Kasumbalesa particolarmente decisivo per lo sviluppo dell’area. Rappresenta inoltre un importante presidio di fronte alla minaccia che al momento attanaglia tutto il mondo: il covid 19. In più, qui, c’è una grande diffusione di patologie che richiedono cure attente e capillari: la malaria, l’aids, la tubercolosi… E poi, rimane la necessità di assicurare alle mamme un’adeguata assistenza medica e una capacità di intervento anche chirurgico nei casi di parto difficile. Le donne, insieme con i giovani e i bambini, sono l’utenza più rilevante, in termini di prevenzione oltre che di intervento sanitario, in un luogo in cui la malnutrizione, la mortalità natale e materna sono all’ordine del giorno.

Monsignor Ruwezi è riuscito a incanalare in questo progetto le risorse provenienti da Missioni Don Bosco, che ha dato un contributo importante destinando ad esso una parte del 5×1000 destinato dai suoi benefattori e grazie al generoso intervento di una coppia di nostri sostenitori in particolare. Grazie a chi ha scelto di destinare il suo 5×1000 a Missioni Don Bosco, grazie agli amici che hanno contribuito a portare a compimento il progetto! Anche questa volta il vostro intervento si è tradotto in futuro per i più giovani e i più poveri al mondo.

La testimonianza di Paola e Silvio, due amici speciali

L’ospedale Notre Dame de Lourdes di Kasumbalesa nella Repubblica Democratica del Congo è per noi la storia di un’amicizia e di un sogno.
Abbiamo conosciuto monsignor Gaston Ruwezi quando era un giovane salesiano e studiava a Torino. Da allora è nata una bella amicizia che si è rafforzata e approfondita nel tempo.
Quando siamo andati per la prima volta a trovarlo, nel 2007, monsignor Ruwezi ci portò a vedere un luogo quasi al confine con lo Zambia: c’erano solo erbacce e alberelli striminziti, ma lui aveva già un progetto che poi è diventato anche il nostro sogno. Lì sarebbe nato un centro con vari servizi per la popolazione del posto e noi in particolare abbiamo fortemente voluto un ospedale. Non è stato facile, anzi più passava il tempo e più le difficoltà aumentavano, ci sono stati anche momenti dì scoraggiamento e la tentazione di abbandonare tutto è stata forte. Però abbiamo sempre creduto che fosse un’opera giusta e buona, e per questo abbiamo continuato a sperare confidando ogni giorno nell’aiuto del Signore. Grazie all’intervento delle Missioni Don Bosco, il nostro sogno si è realizzato. Possiamo dire che questo ospedale sia un miracolo e per questo motivo abbiamo chiesto a monsignore Gaston Ruwezi di poterlo dedicare alla Madonna di Lourdes, alla quale affidiamo tutte le persone che ci hanno creduto, che lavoreranno e passeranno in questo edificio, in particolare le mamme e i bambini che lì nasceranno.
Papa Francesco dice che tutte le persone devono avere la stessa dignità e il diritto alla salute e anche noi crediamo in questo. La distanza che ci separa non è un ostacolo se i nostri cuori sono vicini e noi possiamo dire che una parte del nostro cuore rimane sempre là, dopo tanti anni sentiamo di appartenere anche noi a quella terra.
L’ospedale è stato inaugurato alla presenza delle autorità locali il 15 agosto 2019 e noi, presenti, abbiamo anche avuto modo di vivere l’emozione e la gioia di vedere la prima bambina nata. È stata una grande festa e per noi un grande onore rappresentare una parte della famiglia salesiana, Missioni Don Bosco che, con il suo contributo, ha avuto un ruolo decisivo nella realizzazione dell’opera. In un contesto di costante impoverimento, l’angoscia dei più fragili colpisce non solo i loro redditi, ma anche la loro salute e la loro vita sociale; come sappiamo, l’accumulo di fragilità degrada l’autostima, la morale e l’emotività, la salute fisica e spirituale di tutti. Per rispondere a questi problemi di salute e di solidarietà l’ospedale rappresenta un segnale forte per la popolazione del luogo.
A distanza di un anno l’ospedale è una realtà viva e operosa, riconosciuta e accolta dalla gente del posto che si fida e si affida al personale sanitario. In modo speciale dobbiamo anche un ringraziamento alle Figlie di Maria Ausiliatrice che hanno accettato di assumere l’impegno e la responsabilità della conduzione dell’ospedale.

Paola e Silvio E., Torino

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