Una lunga quaresima a Lare, in Etiopia

La quaresima a Lare in Etiopia

Carissimi amici, come state? Spero bene, qui è scoppiata l’estate, cioè il periodo più caldo dell’anno, temperature fissa ormai da giorni sui 40°. Stiamo vivendo la lunga quaresima che ci porterà alla Pasqua, in più la festa di Pasqua per noi che seguiamo il calendario della chiesa cristiana ortodossa qui in Etiopia, sarà il 2 maggio quest’anno.

A febbraio tutti i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole del paese hanno fatto un periodo di vacanza di circa due settimane, tra il primo e secondo semestre, qui non ci sono le vacanze di Natale. Anche la nostra missione respira un po’, con la pausa dei nostri tre asili e della nostra libreria con i vari corsi per gli studenti. Tutti ne approfittano per andare al fiume, distante circa 7 km da Lare per raccogliere il granoturco che avevano seminato tre mesi fa, sulle rive del fiume. Più di qualche famiglia mi ha già portato le prime pannocchie da cucinare e mangiare così alla buona.

L’oratorio pomeridiano è sempre aperto anche se in questo periodo ci sono le competizioni tra i vari villaggi organizzati dal governo, sfide a calcio, pallavolo e basket, per cui l’oratorio si svuota. Continuano molto bene le attività della parrocchia, stiamo visitando le varie famiglie, un impegno lungo di tre mesi, siamo quasi a metà. Abbiamo iniziato la domenica la Grande catechesi, siamo in tre che affrontiamo vari temi, legati insieme con il filo conduttore dei Dieci Comandamenti, o meglio delle Dieci Parole, trasformando l’omelia in un bel incontro interattivo. Anche le attività delle varie cappelle continuano, soprattutto adesso che possiamo visitarle tutte, Gok, Kubri e TiaJiak, con la catechesi e la Messa al sabato o alla domenica.

Ogni giorno incontriamo tante persone, soprattutto dopo la Messa del mattino nella nostra chiesa, ci sediamo nella veranda della nostra casa e parliamo. Nyahok, Nyachan, Nyabuony e altre donne che chiedono un aiuto per la capanna o per il suo recinto, Nyaduoth e Nyapini e altre che chiedono del cibo, o del latte per il loro bambino piccolo, Elisabeth, una giovane madre che ha il figlio molto malato, chiede assistenza per le medicine, Duol vuole sposare una ragazza ma non ha i soldi e chiede un lavoro, Nyakume e Nyagun hanno il marito che beve e le picchia, Jal e Nhial vogliono andare a studiare a Gambella. Cerchiamo di dare a tutti un momento di ascolto, di dialogo, di comprensione delle difficoltà, di aiuto e sostegno se possiamo.

Questo ci ricorda sempre che siamo qui non solo per portare qualche cosa, qualche aiuto, ma soprattutto per condividere la vita, le difficoltà e aiutare ad avere fiducia in sé stessi, a pensare con speranza al proprio domani, prima di tutto parlandone, condividendo, sentendo che a qualcuno importa che nella vita sto vivendo quella cosa. Poi, piano piano, si cerca di fare dei passi insieme. Alle volte è semplice e alle volte è molto complicato e ci vuole tanta preghiera. Ecco, insieme al saluto vi chiedo una preghiera per tutti noi, per la nostra gente, noi da qui vi ricordiamo volentieri e preghiamo per la vostra situazione covid, forza.

A presto,
Abba Filippo Perin

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